venerdì 12 settembre 2014

Svizzera senza problemi: subito 2-0 all'Italia in Coppa Davis

Purtroppo non ci sono state sorprese nella prima delle tre giornate di Davis Cup, con la Svizzera che non regala nemmeno un set nei due incontri odierni giocati al Palaexpo di Ginevra.


Davanti a un pubblico rumoroso, Bolelli aveva il difficile compito di dare un po' di fiducia agli azzurri, cercando di mettere in difficoltà il numero 1 svizzero, Roger Federer.
Simone si è guadagnato il posto da titolare ai danni di Seppi, grazie alle buone prestazioni sfoggiate negli ultimi mesi, specialmente nei tornei del Grande Slam, con il terzo turno a Wimbledon.

E il bolognese non ha dato ragione a chi lo riteneva spacciato già in partenza, rimanendo concentrato dall'inizio nonostante l'ambiente completamente schierato verso Roger.
Il primo set viaggia velocemente con i due tennisti che non cedono mai il servizio e senza mai offrire una palla break all'avversario.
Nel tie break si mantiene un equilibrio fuori dall'ordinario, ma lo svizzero non trema mai e con un solo mini break conquistato sul 2-1, ha la meglio sull'azzurro.

Nel secondo parziale Simone non cede, continua ad essere solido da fondo campo, e a ribattere colpo su colpo al campione di Basilea. Nel terzo gioco Roger prova a sorprendere Bolelli al servizio, ma l'italiano non trema nei momenti fondamentali e riesce a mantenere il vantaggio. Ma questo solo fino al settimo game, quello cruciale del secondo set, quando il numero 2 al mondo piazza due dritti imprendibili e passa per la prima volta nel set in vantaggio. Dopo due veloci game Bolelli prova a pareggiare i conti, annullando 4 palle set e creandosi due occasioni per il 5-5. Ma quando il livello sale, lo svizzero diventa disarmante e a Simone non resta che arrendersi.

Nell'ultimo parziale la storia non cambia, Bolelli cede una sola volta il servizio, prova a riprenderselo accorciando le distanze dalla rete e cercando di condurre a tratti lo scambio. L'azzurro mostra un tennis invidiabile, ma non basta per battere un Federer in gran forma.

Allora le nostre speranze si sono concentrate su Fognini, colui che con gran merito ha portato l'Italia in semifinale, vincendo con Murray nella sfida con la Gran Bretagna.
Ma oggi non è andata nello stesso modo. Wawrinka si sapeva che sarebbe stato il favorito e non ha avuto problemi nel confermare le previsioni. 3 set rapidi, con un servizio solidissimo, 16 ace a nessuno, con invece 8 doppi falli del nostro numero 1.
Un Fognini falloso e mai in partita, proprio come quello apparso nelle ultime partite giocate sul cemento americano. C'è poco da dire di una partita senza storia, con lo svizzero sempre avanti nel punteggio, e con Fabio che ha provato a caricarsi solo nella metà del secondo set, quando, dopo aver recuperato dal 3-1 al 3-3, si era procurato una palla break per passare vantaggio, tutto però vanificato ancora con le prime di Stan Wawrinka.


Domani toccherà al doppio, con la coppia azzurra, che dovrebbe essere formata da Seppi e Lorenzi, chiamata a mantener viva una rimonta per andare in finale, che sarebbe storica. Ma replicare quell'unica vittoria del 1976, oggi sembra molto difficile
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martedì 9 settembre 2014

L'Italia di Conte non sbaglia la prima in Norvegia

Non era la più facile delle partite per uscire con una vittoria in questo primo appuntamento delle qualificazioni per gli Europei. Erano 77 anni che non vincevamo a Oslo e avevamo segnato solo 9 gol nelle ultime 11 sfide dirette con i norvegesi.

Bisognava confermare quello di buono che era stato visto a Bari contro l'Olanda, e la squadra di Conte non ha deluso le aspettative. Nell'arena stracolma di gente, gli azzurri dovevano battere una Norvegia apparsa solida contro l'Inghilterra nell'amichevole giocata all'incirca una settimana fa e persa solo per 2-1.

Rispetto alla squadra schierata contro gli Orange, in porta è tornato Buffon, mentre è confermata senza riserve la coppia d'attacco che ben si era comportata in Puglia, Immobile-Zaza.
Da subito gli azzurri cominciano con il piede giusto, con un paio di discese di De Sciglio e Darmian che innescano le due punte, e al 16' proprio sull'assist dell'ala del Milan, Zaza fulmina il portiere Nyland anche grazie ad una deviazione di un difensore avversario.

Con il vantaggio immediato l'Italia può gestire il risultato facendo quello che a Conte piace vedere dalle sue squadre, una circolazione di palla fluida, con il coinvolgimento dei difensori, anche a costo di rischiare qualcosa. I ragazzi in campo ci provano, costringendo i norvegesi ad accorciare verso l'area azzurra e scoprendosi dietro, permettendo i lanci da Bonucci e Ranocchia per imbeccare Zaza e Immobile.
Daheli e King sono gli unici che possono far tornare in partita la propria squadra, ma grazie alla solidità della difesa azzurra, non riescono mai a impensierire Buffon.

Nel secondo tempo l'Italia riparte come aveva fatto a inizio partita, Conte cambia un Darmian apparso stanco dopo un quarto d'ora, e l'ingresso di Pasqual è subito determinante. La prima azione dopo la sostituzione è già quella decisiva, Pasqual effettua un bellissimo cross nel centro dell'area norvegese, e Bonucci incorna perfettamente. 2-0 e partita chiusa!
La Norvegia prova a riaprirla ma si espone alle scorribonde azzurre, con Zaza che colpisce prima la traversa e poi gli viene tolta la seconda esultanza della serata, con un salvataggio sulla linea a portiere battuto.


I primi 3 punti sono stati messi in tasca, ma soprattutto si sono continuati a vedere i progressi apportati da Conte. Il cammino degli azzurri non poteva cominciare meglio e le prossime partite con Malta e Azerbaijan si prospettano facili sulla carta.
Potrebbero essere delle occasioni importanti per continuare a sperimentare, in attesa di confrontarsi con Croazia e Bulgaria, vincenti nelle loro prime sfide, contro cui lotteremo per la qualificazione.  

LaPizza del Martedì

Weekend di sport prolungato in questa seconda settimana di settembre, con la finale maschile degli Us Open nella serata del lunedì e la prima giornata delle qualificazioni per gli europei di calcio spalmata tra domenica e martedì.


A Flushing Meadows è arrivata la 18^ vittoria in uno Slam per Serena Williams, doppio 6-3 a una mai doma Wozniacki, eguagliando grandi tenniste di sempre come Navratilova e Chris Evert. E'il sesto Us Open per la sorella piccola di Venus, in otto finali disputate. Non ce l'hanno fatta nel doppio Flavia Pennetta e Martina Hingis contro le forti russe Makarova e Vesnina.
Tutt'altra storia al maschile, con una finale inedita che vedeva opposti due volti nuovi, Marin Cilic e Kei Nishikori, con quest'ultimo primo giapponese nella storia del tennis all'ultimo atto di un torno del Grande Slam. La sfida si è risolta con la vittoria del croato con un triplo 6-3 e raccontata qui.
La prossima settimana spazio agli incontri di Fed Cup e Davis, con gli azzurri che cercheranno l'impresa contro la Svizzera di Federer e Wawrinka, con l'accesso in finale come premio in caso di vittoria.


Nella prima giornata delle qualificazioni per gli europei di calcio, che si concluderà stasera con l'Italia di Conte che esordirà contro la Norvegia ad Oslo, tante conferme e qualche sorpresa.
La Spagna sembra essersi ripresa dopo la batosta al mondiale, e approfittato di una Macedonia da poco orfana di Pandev, per piazzare una goleada. Cinque marcatori diversi nel 5-1 finale, tra cui il giovane 21 enne Paco, nuova stella del Valencia. Sul velluto anche Polonia, 7 gol alla piccola Gibilterra, la Russia, 4-0 al Liechtenstein, il Montenegro con il 2-0 sulla Moldavia, e stesso risultato per la giovane Inghilterra di Hodgson, cinica nella difficile trasferta in Svizzera.

Qualche difficoltà in più invece per i Campioni del Mondo in carica della Germania, che hanno dovuto sudare molto prima di battere per 2-1 la Scozia, con una doppietta del solito Muller. Albania, che hanno sconfitto in casa loro il Portogallo, con i lusitani privi però di Cristiano Ronaldo.  
Non sono mancate nemmeno le sorprese, con le vittorie in trasferta della Romania in Grecia, quella della Slovacchia di Hamsik contro un'acciaccata Ucraina, e il pareggio della Svezia di Ibrahimovic che ha dovuto rimontare il gol di Alaba che aveva portato in vantaggio l'Austria. Ma gli eroi del sabato e forse di tutto il primo turno, sono stati i ragazzi dell'
Oltre agli azzurri, sarà interessante seguire la sfida tra le favorite del girone A, Repubblica Ceca-Olanda, con la Turchia che proverà a fare da terza incomoda e impegnata in Islanda. Nel gruppo dell'Italia, prima che si prospetta facile invece per la Croazia contro Malta, mentre sarà più equilibrata la sfida tra Bulgaria e Azerbaijan. Bosnia-Cipro e Andorra-Galles aprono il girone B, con il Belgio che debutterà ad ottobre.

Nel ciclismo si avvia alla conclusione la Vuelta di Spagna con Contador che sembrerebbe aver chiuso in anticipo i conti, con la vittoria nella tappa più dura nella corsa (racconto completo qui). Dopo il giorno di riposo, ci saranno tre occasioni per i velocisti o eventuali fughe, e chissà ci potrebbe essere anche qualche attacco alla maglia rossa sulle salite di seconda categoria sparse in queste tre giornate.
Se questo non dovesse accadere, ci si giocherà tutto sabato, con la salita finale terribile di Puerto di Ancares, che offrirà l'ultima occasione a Valverde e Froome per mettere in difficoltà Contador, e perché no ad Aru e Purito Rodriguez di salire sul podio a Santiago de Compostela.

Week-end amaro per gli italiani del golf all'Open di Svizzera, tra le stupende montagne del cantone Vallese, con Edoardo Molinari che ha sprecato l'ottimo primo giro otto sotto il par, con un finale disastroso alla 15^ buca del sabato, un par 5 chiuso in 8 colpi anche a causa di un fuori campo. I tre punti persi in una sola volta hanno fatto crollare Dodo in classifica, passato in un batter di ciglia dal terzo al quindicesimo posto. Un buon giro finale in 69 ha permesso comunque, al fratello di Francesco, un'ottima 13esima piazza che si aggiunge agli altri buoni risultati ottenuti quest'anno dal piemontese. Bene anche Marco Crespi che ha chiuso nei primi 30, mentre il torneo se l'è aggiudicato uno statunitense, il 26enne David Lipsky.
Il golfista che gioca principalmente nell'Asian Tour, è stato autore di una bellissima rimonta, con il primo posto agguantato proprio alla 18, e risolvendo la sfida con l'inglese Storm alla prima buca di play-off.
Potevano essere due gli americani a competere per il titolo, ma Koepka ha sprecato tutto con due bogey nelle ultime buche del percorso. Per Storm invece si conclude un torneo che rimarrà comunque indimenticabile, perché oltre al secondo premio si porta a casa anche la BMW sportiva vinta sabato con la "hole-in-one".
Sul circuito statunitense, si prospettava un'altra sfida entusiasmante tra Garcia e McIlroy, che invece sono calati nelle ultime due giornate, lasciando ai padroni di casa l'ambito trofeo del Bmw Championship a stelle e strisce. Ad aggiudicarselo è stato Billy Horschel alla sua sola seconda vittoria da quando è diventato professionista nel 2009. Un trionfo imprevisto sul più famoso Bubba Watson che ha tentato invano la rimonta e sul giovane 25enne Hoffmann che ha realizzato sia sabato che domenica i giri migliori rispettivamente in 62 e 63 colpi.

E' stato amarissimo anche il GP di Monza di Formula 1, con Alonso che per la prima volta quest'anno non arriva nemmeno al traguardo per un problema al motore, quando era in lotta per la 4^ posizione. Per il resto è stata la solita battaglia tra i due Mercedes, Hamilton e Rosberg, con il britannico che ha vinto la gara e torna a riavvicinarsi al compagno di scuderia in classifica. Dietro loro le Williams con il ritorno sul podio di Massa, davanti a Bottas, poi le Red Bull a quasi un minuto dal vincitore con Ricciardo che ha preceduto ancora una volta Vettel. Solo nono Raikkonen.


Ai mondiali di basket si incomincia a fare davvero sul serio, con i team favoriti per la vittoria finale che non hanno avuto problemi nel superare gli ottavi di finale, con gli USA che hanno demolito il Messico, mentre la Spagna ha lasciato solo 56 punti al Senegal, segnandone 89 con i fratelli Gasol da 11 su 11 da dentro l'area.


Le altre due gare decise con un quarto di anticipo, sono state quelle del Brasile che ha chiuso l'era d'oro degli argentini, e la Serbia che ha annientato i sogni della Grecia, che aveva chiuso ha punteggio pieno il girone della prima fase. A passare ai quarti sono state anche Francia, contro una Croazia apparsa stanca a parte il mai domo Bogdanovic che con 27 punti ha provato da solo la rimonta, la Slovenia contro una sorprendente Rep. Dominicana arresasi solo nel finale, stesso discorso per la Lituania che ha dovuto soffrire contro Webster autore di 26 punti e la sua Nuova Zelanda, e infine la Turchia che è riuscita in un'altra rimonta, recuperando 8 punti di svantaggio all'Australia e passando in vantaggio per la prima volta nel decisivo quarto, proprio sulla sirena finale.


Anche i mondiali di volley sono entrati nel vivo con la seconda fase che comincerà domani con gli azzurri che ci sono arrivati solo per fortuna con la sconfitta al quinto set del Belgio contro la Francia.
Ma sarà ugualmente dura con i soli due punti portati alla fase successiva, e con le vittorie obbligatorie contro i forti serbi e i padroni di casa polacchi. Tra i favoriti per la Final Six ci sono proprio queste due squadre, Polonia e Serbia, insieme alla Francia che si giocherà il posto con Iran e Stati Uniti, con quest'ultimi risollevati proprio dalla vittoria con gli azzurri.
Per gli altri tre posti, non ci dovrebbero essere dubbi per Brasile e Russia, mentre la Germania dovrà vedersela con Canada e Bulgaria. Sarebbe una dura mazzata per la squadra di Berruto non passare alla fase finale, visto il podio sempre raggiunto nelle ultime competizioni internazionali con quel primo posto sfuggito molte volte per un soffio.


L'ultima notizia della settimana viene invece dall'atletica con i tempi stratosferici segnati da Gatlin nei 100 metri corsi a Rieti, con l'americano che ha fermato il cronometro sui 9 secondi e 83 centesimi, terzo tempo stagionale, dopo il 9'77" alla Diamond League di Bruxelles qualche giorno fa, e il 9'82" di Linz a luglio.
L'unico a mantenere il suo passo è stato Asafa Powell con il 9'90" segnato nella stessa gara di Rieti, e il 9'87" corso ad Austin questo agosto.
Buoni risultati anche dagli italiani nei 300 metri con Matteo Galvan che è il primo azzurro a superare Mennea correndo in 32'01", mentre Desalu si porta a soli cinque centesimi dal tempo dello storico primatista. Ottima prova anche della giovanissima Del Buono, che negli 800 metri scende sotto il muro dei 2 minuti e 1 secondo, salendo al sesto posto nei record azzurri di sempre su questa distanza.  

La vince Cilic la finale imprevedibile degli US Open

Una finale inaspettata. Ci sono voluti 9 anni per non trovare in finale di un torneo del Grande Slam, uno dei magnifici 4 dell'ultimo decennio. E dopo aver avuto sempre uno tra Nadal, Djokovic, Murray e Federer come vincitori dal 2010 al 2013, quest'anno è già la seconda volta che non trionferà uno di loro, con Wawrinka campione agli Australian Open su Nadal, che ha rotto l'incantesimo.


Prima delle semifinali sembrava scontata l'ennesima rivincita tra Nole e Roger, e invece Nishikori e Cilic hanno sorpreso tutti, regalando al pubblico americano e non, una finale che rimarrà nella storia qualunque fosse stato l'esito, poiché segnava la caduta degli dei.

Il croato è arrivato in fondo soprattutto grazie al servizio, a tratti disarmante per la sua continuità, arma che ha messo fortemente in difficoltà anche giocatori con le stesse doti tecniche come Kevin Anderson o Berdych.
Il percorso del giapponese, invece, è stato molto più tortuoso, ricco di ostacoli e dure battaglie, come quelle affrontate con Raonic e Wawrinka, sempre in rimonta, prima di chiudere in quattro set contro il numero uno al mondo.

All'Arthur Ashe ci sarebbe stato l'ultimo sforzo per entrambi, quello che li avrebbe portati alla gloria, tra i quasi 25mila tifosi americani, già felici per la vittoria di Serena Williams di ieri sera.
Nello stadio più grande del mondo tennistico, Cilic cercava il riscatto di quella grande delusione culminata con la squalifica esattamente un anno fa, penalità che non gli permise di giocare proprio il torneo di Flushing Meadows. Dopo una prima sanzione di 9 mesi lontano dai campi, il croato riuscì ad ottenere uno sconto di 5 mesi che gli permisero di tornare nel Febbraio di questo anno con una classifica che lo vedeva scalare dalla 15^ alla 47^ posizione. Il croato però non si è fatto prendere dallo sconforto, affermando di voler tornare più forte che mai, con l'aiuto di Goran Ivanisevic.

Quanto a combattività il giapponese non è da meno, anche lui fresco di nuovo coach dal Gennaio di quest'anno, l'ex numero 2 al mondo e vincitore del Roland Garros, Michael Chang. I frutti si sono visti subito, con un tennis più pulito e meno falloso. Sono arrivate la prima vittoria di un Masters 1000 a Madrid contro Nadal, e il quarto turno sia a Melbourne che a Wimbledon.

La finale a New York è stato il giusto premio per entrambi dopo una stagione di duro lavoro e grandi progressi. I due sono al culmine della loro carriera, 25 anni circa per ciascuno. E' l'occasione perfetta per fare il passo in avanti, per mettere anche il loro nome nei tennisti più importanti di sempre.
All'ingresso sul cemento del centrale entrambi mostrano segni di tensione sul volto e lo si nota anche sul campo.


Tra i due il più contratto è il giapponese, non così fluido come nella sfida contro Djokovic. Cilic ne approfitta subito con la solidità del servizio e con meno errori da fondo campo, e alla prima palla break offerta dal giapponese, affonda il colpo. Kei non riesce a reagire e Marin con il 91% di punti vinti con la prima di servizio, porta a casa il primo set. Nonostante il 3-6 subito, il nativo di Matsue cerca il riscatto, ma le gambe non corrono come devono.

Cilic è in fiducia, risponde con palle pesanti nei game del giapponese e quando tocca a lui servire, piazza ace o costringe l'avversario all'errore. Anche il secondo set perciò si mette bene per il croato che passa subito sul 2-1 e difende con i denti il break di vantaggio nel quarto gioco. I colpi di Marin non sono quelli di qualche anno fa. Il rovescio è più incisivo, sa variare anche con le palle corte e costringe sempre l'avversario ad una risposta in più per ottenere il punto. Dopo il secondo break del set, Nishikori prova a mantenersi in gioco conquistando il primo game sul servizio di Cilic, ma nel parziale successivo capitola ancora una volta.

Con il doppio 6-3 sembra ormai spianata la strada per il tennista nato in Bosnia a Medjugorje. Ma con la caparbietà di Kei, Marin sa che non può rilassarsi, e non la fa nemmeno Ivanisevic in tribuna. Forse dopo la finale maratona di Wimbledon vinta nel 2001 contro Rafter, per Goran è la serata più emozionante della sua vita. Il suo ragazzo però sa che deve rimanere concentrato e star attento al ritorno di Nishikori se vuole essere il secondo croato di sempre a vincere uno torneo dello Slam.
Il terzo set non è diverso dai primi due, appena si presenta l'occasione Cilic ne approfitta. Continua anche la valanga di ace, un centinaio nel torneo disputato dal croato e anche se il giapponese prova a non mollare, con un paio di vincenti eccezionali, deve arrendersi ancora per 6-3.


Non si vedeva un risultato così netto dal 2008, quando Federer chiuse in 3 set contro Murray. Cilic porta a casa il suo primo Slam e lo ha fatto senza perdere un set dagli ottavi contro Simon.
Urlando al cielo e con un grandissimo sorriso, il suo pensiero va subito al team che lo ha fatto crescere rapidamente, dandogli soprattutto quella convinzione che non è poi così impossibile arrivare a vincere un torno importante e spingendo gli altri tennisti di bassa classifica a imitarlo, a partire da Nishikori.

lunedì 8 settembre 2014

Il ritorno del Pistolero

Ha fallito l'appuntamento al Tour de France per l'infortunio alla gamba, ma non poteva aspettare molto per tornare a vincere.

Aveva subito messo le cose in chiaro dopo le prime due settimane, aveva fatto capire che era lui l'uomo da battere in questa Vuelta. Oggi era la prova del nove per il gruppo, ben 5 salite, 4 di prima categoria, con la salita finale verso Lagos de Somiedo.
Prova durissima per chiunque, anche per gli uomini di classifica che sapevano di aver di fronte una delle ultime occasioni per guadagnare posizioni sui diretti avversari.


Infatti di ostacolo pericoloso rimane la tappa di sabato con l'ultimo arrivo in salita, e unica giornata con asperità di 1^ categoria, e i 10 km di cronometro domenica, che chiuderanno la corsa.

Froome tutto questo lo sapeva benissimo e le sue intenzioni di attaccare la maglia rossa erano ben evidenti dal principio, con la sua squadra a tirare il gruppo sia nella terzultima che nella penultima ascesa.
A infiammare per primi la tappa ci hanno pensato un piccolo plotone di corridori, tra cui i nostri De Marchi e Brambilla.
Il duo italiano ha cominciato a credere sul serio nella vittoria di tappa, con più di tre minuti accumulati sul manipolo di ciclisti subito dietro di loro. Poi l'improvvisa squalifica di Brambilla, con il ragazzo della Omega Pharma-Quick Step reo di aver sferrato qualche colpo proibito al russo Rovny qualche minuto prima.
Dal replay si poteva notare come il gregario di Uran avesse reagito alla provocazione e ad un probabile pizzico dato dietro al collo dal corridore della Saxo. Entrambi sono stati allontanati dalla corsa, con Brambilla visibilmente scosso dall'accaduto e dall'inevitabile decisione della direzione di gara.

Così De Marchi è rimasto da solo e ha provato comunque l'impresa, con una salita e mezza ancora da affrontare. Alle sue spalle, la squadra di Froome, praticamente al completo, non ha smesso nemmeno per un secondo di tirare, lasciando al corridore Cannondale solo 90 secondi di vantaggio prima dell'ultima ascesa di 6 km.

Tra i migliori l'unico assente importante era Uran, incappato insieme al suo team in una giornata disastrosa. Ma non c'è stato tempo per pensare a chi non era presente, perché il britannico della Sky, appena è cominciata la terribile salita de La Farrapona, ha lasciato quasi tutti i 30 corridori al suo seguito sulle gambe.
L'unico che è rimasto letteralmente incollato alla sua ruota posteriore è stato quello più temuto, il Pistolero di Madrid.

Valverde e Purito Rodriguez scuotono la testa, per loro sarà una lunga rincorsa per evitare grossi distacchi fino al traguardo e dietro loro uno stanchissimo Fabio Aru. Alejandro vuole difendere la sua seconda posizione in classifica, lo spagnolo della Katusha invece vuole scrollarsi di dosso il sardo, a pochi secondi di distanza nella generale.
Il ragazzo dell'Astana è con la lingua da fuori, ciondola a destra e sinistra, non ha una bella pedalata, perde contatto dai due beniamini di casa, ma subito dopo ricompare alle loro spalle deciso a non mollare.

Quando mancano tre chilometri alla fine di una non durissima ma interminabile salita, De Marchi è ancora avanti, ma con Froome e Contador ormai minacciosi a qualche metro di distanza. L'inglese prova in tutti i modi a staccare il corridore di Madrid, ma la maglia rossa continua ad essere pimpante sui pedali. Aru nel frattempo fa da elastico con i suoi diretti avversari.
Ormai l'arrivo è vicino, ma le pendenze sono estreme e vicino al 15%, ed è in quel momento che il capitano della Saxo decide di agire con una scatto impressionante che fa impazzire i tanti tifosi spagnoli presenti sui bordi della strada. Froome rimane sui pedali, ha fatto il possibile e può solo provare a limitare i danni. Gli ultimi 500 metri sono da favola per Contador, che trionfa su in cima, esultando alla sua maniera con un "colpo di pistola".

Una cinquantina di secondi dopo arriva il "Rosso di Buja" De Marchi, il supercombattivo del Tour de France, che sta dando spettacolo anche in questa Vuelta con le sue fughe da lontano. E' felice lo stesso il ragazzo della Cannondale, già vincitore in una tappa del Giro spagnolo quest'anno, come non poteva essere altrimenti Fabio Aru, arrivato sfinito ma praticamente agganciato alla ruota di Valverde e Rodriguez, con un minuto di ritardo dal vincitore.
1 minuto e mezzo non sono uno svantaggio impossibile da colmare per Valverde e Froome, ma il Contador visto oggi sembra inattaccabile.


sabato 6 settembre 2014

La Vuelta scopre le carte e i migliori escono allo scoperto

Ultimi 5 kilometri di fuoco, è stata un'ascesa faticosissima per il gruppone della Vuelta.

Si incomincia a fare sul serio nel tour spagnolo, con i migliori pronti a dare spettacolo per conquistare la maglia rossa e portarla fino a Compostela.
Quando il plotone partito stamattina da Santander, e dopo aver scalato già il Puerto di San Glorio, è arrivato a Sabero, ai piedi della salita verso La Camperona, a contendersi la tappa c'erano numerosi fuggitivi tra cui Hesjedal, Kolobnev e Arroyo, che avevano accumulato più di 3 minuti di vantaggio sul gruppo composto dai migliori uomini di classifica.

Da quel momento c'è stata vera battaglia, sia avanti che dietro, con lo svizzero Zaugg che ha guadagnato metri sui compagni di fuga, mentre tra chi inseguiva sono andati in difficoltà prima Uran e Sanchez, poi Chris Froome che sembrava non essere in giornata.

Le ali di folla presenti sull'asperità spingevano i corridori pedalata dopo pedalata, le pendenze si sono fatte sempre più proibitive, finalmente si poteva iniziare a vedere chi aveva qualcosa in più per vincere questa Vuelta.
Purito Rodriguez poteva persino contare sull'aiuto del compagno di squadra Giampaolo Caruso, Contador non stava fermo un secondo sulla sella, Valverde sembrava tornato indietro nel tempo, quando le gambe giravano all'unisono.
E con loro ancora una volta non poteva mancare il nostro Fabio Aru. Poteva non essere la giornata degli italiani, con nessun corridore della penisola nel gruppo dei fuggitivi, e invece ci ha pensato il capitano dell'Astana a mantenerci lì in prima linea con i più forti.


Arrancava Fabio, e anche quando mollava qualche centimetro, a bocca aperta e sbandando con la sua bici, tornava ad agganciarsi all'ultima ruota del plotoncino.
Valverde ci ha provato, più di una volta, ma Contador era pronto a riportarsi sotto in un batter di ciglia.
Froome aveva annunciato prima della partenza, che per lui sarebbe stata un'altra cronometro, sarebbe salito del suo passo, e infatti con la sua andatura costante, senza praticamente alzarsi mai sui pedali, ricompare alle spalle dei diretti concorrenti.

Lo spagnolo della Movistar invece osa troppo e finisce per chiedere troppo dal suo fisico. Contador lo capisce e prima lui e dopo perfino l'inglese del team Sky, sferrano un doppio gancio destro a Valverde che deve arrendersi e perdere la coda del gruppetto.
Aru invece rimane lì, non ne vuole sapere di mollare.
Avanti succede l'imprevedibile, con il canadese Ryder Hesjedal che recupera lo svantaggio su Zaugg, praticamente esausto negli ultimi 300 metri, lo sfila e va a trionfare incredulo. Con una sola vittoria, il 33enne della Garmin e vincitore del Giro d'Italia due anni fa, si mette alle spalle un brutto 2013 e le critiche sollevate negli ultimi giorni, con l'accusa di avere una bici truccata e provvista di motorino.

Ma l'attenzione è tornata subito a qualche metro più dietro dove Froome continua a sorprendere tutti con la sua pedalata, avvantaggiandosi rispetto a Contador, Rodriguez e Aru.
Il ragazzo sardo cerca di riportare sotto il trio, il carattere e la personalità di Fabio sono commoventi, ma finisce per subire lo scatto tipico di Purito Rodriguez quando è prossimo al traguardo.
La tappa si conclude con Froome e lo spagnolo della Katusha che guadagnano 5 secondi su Contador e Aru, con Valverde che limita i danni a mezzo minuto, mentre i veri sconfitti di giornata sono Uran e Sanchez, con i quali arriva Damiano Caruso, che pagano dazio lasciando più di un minuto ai diretti avversari.

La miccia è stata accesa e sarà un'ultima settimana piena di botti e ricca di spettacolo.

giovedì 4 settembre 2014

Bari sorride ancora all'Italia: 2-0 degli azzurri di Conte all'Olanda

E' partita l'era Conte nella magnifica cornice del San Nicola di Bari, uno stadio che ha sempre portato fortuna agli azzurri.
L'inizio è stato dei migliori e ha confermato l'atmosfera che si era creata attorno alla Nazionale dopo l'annuncio dell'ex allenatore della Juve come nuovo ct.


Oggi era anche la prima di Tavecchio, il presidente tanto discusso e in attesa ancora di giudizio dalla Fifa, dopo la gaffe sui neri e le banane. I tanti discorsi fatti, le tante parole dette sulla nuova gestione della Federazione Italiana, questa sera sono state messe da parte, e a parlare è stato finalmente il campo.

La rosa allestita da Antonio Conte era ricca di novità, come si fa in un'amichevole e soprattutto dopo la brutta prestazione degli uomini portati da Prandelli in Brasile.
Più giovani, più freschezza, il ritorno di El Sharaawy e Destro, fuori chi ha deluso nelle ultime apparizioni come Balotelli,
l'attacco affidato ad un debuttante e al capocannoniere dell'ultima Serie A, snobbato dall'ex ct al mondiale.
La prima dell'allenatore leccese non era assolutamente facile, contro quell'Olanda fresca di terzo posto nella maggiore competizione calcistica. Si poteva tirare un sospiro di sollievo per le assenze importanti, sopra tutte quella di Robben. Ma gli Orange che scendevano in campo stasera non si potevano sottovalutare in nessun modo.

I primi 11 schierati da Conte facevano tornare alla mente dei baresi ricordi stupendi, la coppia degli allora giovanissimi Bonucci-Ranocchia che ha fatto sognare ogni tifoso del capoluogo pugliese. Perfino in porta non c'era il solito Buffon, pronto lo stesso a dare la propria spinta dalla panchina, ma l'estremo difensore del Paris Saint Germain, Sirigu.
L'astronave disegnata da Renzo Piano pullula di gente, la temperatura è perfetta, gli azzurri sono carichi fino al punto giusto e si vede subito.
Dopo 2 minuti Bonucci inventa dalla difesa tagliando tutto il campo e Immobile non perdona: l'Italia è già in vantaggio. Può sembrare fortuna o solo un buon inizio, e invece gli azzurri continuano a mettere sotto pressione gli avversari con De Rossi che fa il Pirlo della serata.
Verticalizzazione dal centro del campo per Zaza, che a tu per tu con il portiere viene buttato a terra in piena area. Martins Indi espulso per chiara occasione da gol e De Rossi segna dal dischetto spiazzando Cilessen.

Sono passati solo 10 minuti e siamo già sul 2-0 e con un uomo in più. Antonio Conte non poteva chiedere di più, i suoi uomini sembrano che stiano giocando insieme da tanto tempo, il duo di attacco si trova a meraviglia confezionando almeno altre due chiare occasioni da gol.
Il pressing di Marchisio e compagni è asfissiante, la difesa non concede spazi, l'Olanda non riesce mai a imbeccare Van Persie, Sneijder è isolato.
Nonostante questo il ct salentino non smette mai di dare consigli, sa che questa è solo un'amichevole e che il gioco si farà serio solo dalla sfida che giocherà fra qualche giorno contro la Norvegia, la prima partita valida per la qualificazione ai prossimi Europei.

Nell'era Prandelli gli azzurri avevano vinto solo 4 volte nelle quasi 30 amichevoli disputate, pareggiando con squadre come Haiti e Lussemburgo ben al di sotto della nostra portata. Ma non è stata importante tanto la vittoria, quanto il carattere messo in campo dai giocatori italiani.

Nel secondo tempo c'è stato poco da vedere, un po' per i tanti cambi un po' perché gli olandesi hanno cercato di addormentare il gioco per non subire un passivo più pesante, infatti i loro tiri in porta non supereranno quota 1.

E' presto per iniziare a tirare conclusioni, siamo solo al principio di un lungo cammino, anche se un ct italiano non vinceva al debutto dal 1998 con Dino Zoff. Ma cominciare vincendo proprio nello stadio che lo vide trionfare per la prima volta da allenatore, non può che essere di buon auspicio.