domenica 20 luglio 2014

Il curioso caso di Rory e Caroline

Questo potrebbe sembrare un racconto di gossip o un articolo di cronaca rosa, ma quello che è successo oggi fa pensare a cosa ci riserva a volte il destino.
Si parla di due talenti, sport completamente diversi l'uno dall'altro anche se si finisce ugualmente a colpire una pallina, ma Rory e Caroline sono due veri campioni nel farlo.


 Certo la bionda danese non ha ancora scritto il suo nome su trofei importanti del circuito tennistico, ma per diventare numero 1 nel 2010 ha dovuto vincere ben 12 tornei ha soli 20 anni, e perdendo a Madrid in finale contro Dinara Safina, che era prima in classifica in quel momento.

Ancora più impressionante è stata l'ascesa del giovane nordirlandese, nato nell'Holywood britannica. Già a 15 anni l'adolescente Rory si è fatto notare nella Ryder Cup per juniores essendo il più giovane golfista di sempre a vincere il torneo. Tanta gavetta e tanti risultati che gli hanno permesso di mantenere la "carta" dopo la sua prima stagione da professionista nel 2007 e ben 6 top 10 nell'anno successivo che lo hanno portato fino al 79^ posto nel World Ranking a soli 19 anni.

In un momento stupendo della loro carriera, mentre si aprivano davanti a loro le porte dei grandi successi, è arrivato il fidanzamento tra i due atleti, formando una coppia che fa impazzire i tifosi di entrambi gli sport e non solo.
Il percorso di Rory e Caroline è solo all'inizio ma avevano ancora tanto da dimostrare e da vincere per poter essere affiancati ai grandi del tennis e del golf. 
Il cammino di McIlroy continua, nel 2011 fa vedere le sue qualità al Masters di Augusta chiudendo in testa le prime tre giornate, segnando il record del più giovane golfista di sempre nel torneo. Spreca tutto però nell'ultima giornata con un giro in 80 che lo porta fino alla 15^ posizione. Il carattere del nordirlandese però si vedrà qualche mese dopo con la straordinaria vittoria allo Us Open.


Quello US Open che la Wozniacki non è riuscita a vincere nel 2009 quando raggiunse la sua prima finale Slam, arrendendosi alla belga Clijsters e che non riuscì a ripetere fermandosi in semifinale nei due anni successivi.

Nel 2012 mentre Rory continuava a vincere tornei prestigiosi come il PGA Championship (più giovane golfista di sempre davanti anche al mitico Ballesteros) e il torneo di fine anno a Dubai, Caroline si vedeva più negli sponsor, soprattutto quello della Turkish Airlines, che sui campi da gioco, perdendo posizioni in classifica a causa dei successi degli anni precedenti non replicati e raggiungendo solo i quarti degli Australian Open. 


Il 2013 è invece una di delusione per entrambi, con scarsi risultati raggiunti e i due atleti che sembrano un po' scomparire dal palcoscenico sportivo. Ma alla fine dell'anno comunicano la data del matrimonio, subito dopo aver annunciato il loro fidanzamento il giorno di capodanno. 

Questo metteva a tacere le voci di tanti piccoli litigi fra i due, che sembravano influire molto sul loro approccio sui campi e che li aveva resi antipatici agli occhi degli spettatori. Ma la favola finisce nel giro di pochi mesi con Rory che si prende la responsabilità del gesto, e annuncia di lasciare Caroline perché non crede di essere ancora pronto a compiere il grande passo.



Il destino ha voluto che l'ultimo torneo giocato dalla danese prima della separazione fosse a Madrid dove uscì per opera della nostra Roberta Vinci, anche a causa di un infortunio al ginocchio per la ex numero 1.
E proprio Robertina oggi si è trovata di fronte alla tennista di origini polacche, che si è ripresa la rivincita battendola in finale ad Istanbul con un doppio 6-1. Un'altra curiosità è che la bionda di Odense partecipava da numero 1 del seeding sfruttando una wild card offertale dai turchi.

A qualche kilometro di distanza, sullo storico prato verde del Royal Liverpool, McIlroy ha conquistato la prestigiosa Claret Jug dell'Open Championship, senza mai mollare in tutti e quattro i giorni il primo posto conquistato già giovedì, mettendosi dietro campioni del carico di Garcia, l'esperto Furyk, e il pari-età Fowler. I potenti swing dal tee hanno fatto subito la differenza, con il nordirlandese che ha approfittato delle condizioni perfette del tempo, le quali hanno favorito il suo gioco soprattutto nelle buche lunghe dei par 5. Che fosse il suo momento lo aveva capito già il papà di Rory che prima dello svolgersi del torneo, aveva puntato, insieme ad amici, sulla vittoria del figlio, quotata 500 volte la posta.

La grinta di Rory e la forza di Caroline, così distanti ma così vicini nell'olimpo dei campioni. Chissà che il destino non gli riservi qualche altra sorpresa.


martedì 15 luglio 2014

Un Tour sempre più Italiano: Nibali domina anche sulle prime montagne!

Le strade della Grande Boucle iniziano a inclinarsi vertiginosamente e appena questo accade, gli uomini più forti escono allo scoperto.
Sette GPM, due di prima categoria, il più ripido portava al traguardo di questa decima tappa.
Lo "Squalo dello Stretto" nonostante ieri avesse ceduto la maglia di leader, rimaneva il grande favorito di oggi, mentre i diretti avversari erano chiamati alle prime risposte dopo la vittoria in solitario di Vincenzo a Sheffield e la grande prestazione sul pavè che portava alla Porta di Hinault. 

                                 

Invece dopo solo due ascese Contador cade e riporta una brutta botta al ginocchio. E' ancora vivo il ritiro di Froome qualche giorno fa e la storia si ripete anche con lo spagnolo che prova a rimettersi sui pedali con 4 minuti di svantaggio dal gruppo con Nibali e la maglia gialla, ma dopo qualche kilometro è costretto ad arrendersi.
Altra grande perdita che di certo non farà bene allo spettacolo, ma rimangono tanti altri protagonisti e tanta strada ancora da percorrere.

Il team della Saxo rimane scosso dalla notizia sul loro capitano e rimangono ai margini della tappa, perciò devono essere gli uomini della Astana e quelli della Movistar di Valverde a tirare il gruppo, soprattutto per non far scappare i fuggitivi tra cui sono presenti uomini pericolosi come Kwiatkowski, Taaramae e Purito Rodriguez.


Il polacco, in maglia bianca come miglior giovane, è quello messo meglio in classifica e quando il vantaggio è arrivato sui 5 minuti ha iniziato a credere nel doppio colpaccio, soprattutto perché trainato da Tony Martin, con costui a sua volta in perfetta forma nonostante l'enorme sforzo del giorno precedente, con la tappa vinta in solitario.
Le squadre di Nibali e Valverde rimangono sulle loro perché del gruppetto di testa fanno parte anche rispettivamente Westra e Visconti, che fanno pensare ad eventuali attacchi dei due capitani.

Ma Westra poi cede sulla terza salita, lasciando qualche perplessità al team kazako che però continua sul proprio lavoro con Fulgsang e Vanotti che tengono i fuggitivi a debita distanza.
A dare il cambio agli uomini di Martinelli, ci pensano a turno gli uomini Sky e quelli della Lotto di Gallopin, il francese in giallo che fino a quel punto teneva tranquillamente il passo degli scalatori.


Quando si entra nella regione dell'Alta Savona, circondata da un paesaggio esclusivamente verde, ricco di bacini di acqua dolce e campi rigogliosi, mancano 50 km all'arrivo, inizia a piovigginare e il gruppo dei migliori corridori di classifica comincia a ridurre lo svantaggio fino a 3 minuti.
Ai piedi del Col des Croix, salita di 3^ categoria, è la Movistar a tirare il gruppone, nonostante la presenza di Visconti tra i leaders della tappa, facendo capire che Valverde ha intenzione di attaccare.



Dopo aver affiancato dei puledri in cerchio che insieme agli agricoltori salutavano il passaggio del Tour e di seguito aver visto il solito Voeckler divertirsi con il pubblico, rispondendo al tifo, inizia il forcing di Tony Martin che prepara l'attacco di Kwiatkowski. Il ritmo del tedesco è forsennato e lascerà strada al compagno solo all'estremo delle forze con Voeckler e Taaramae che si staccano dai primi.
L'azione del polacco dura però pochissimo e ad 1 km dalla vetta del colle si fa raggiungere da Purito Rodriguez per poi cedere di schianto.

Gallopin non riesce a tenere il ritmo di Scarponi, e a 19 km dal traguardo perde la coda del gruppo guidato dal "vecchietto" dell'Astana. Il francese non è l'unico a pagare l'andamento dell'"Aquila di Filottrano", a farne le spese sono in sequenza il campione lussemburghese Frank Schleck, il belga della Bmc Van Garderen, il campione del mondo Rui Costa.

Con Nibali rimangono Valverde, Pinot, Bardet, Peraud e Richie Porter con Scarponi che dopo esser finito in una balla di fieno a causa di un lungo in discesa, recupera, si riporta davanti e quando ha consumato l'ultimo briciolo di energia, da strada al messinese il quale lascia tutti sul posto.

Lo scatto del siciliano è impressionante, procede ad una velocità doppia rispetto ai suoi colleghi. Kwiatkowski è riagguantato e nello stesso tempo staccato. La grafica dice che Nibali è staccato di 40 secondi da Rodriguez, ma quando la telecamera fornisce l'inquadratura dall'alto, si nota subito che l'italiano è molto più vicino e infatti dopo solo 1,8 km è nella scia dello spagnolo.


Rimangono insieme solo 200 metri, perché Nibali non ha nessuna intenzione di aspettare il corridore della Katusha. Gli ultimi 400 metri sono al 20% ma per lo Squalo non ci sono muri invalicabili. Le due ali di folla che l'accompagnano al traguardo sono tutte per lui che chiude con il dito in bocca dedicando la vittoria alla sua piccola Emma. 
Dietro a 14" giungono Pinot, Valverde, Van Garderen , Bardet e Porter, poi uno stremato Rodiguez che però gioisce per i tanti punti guadagnati sulle altre vette e che gli permetteranno di indossare la maglia a pois. Kwiatkovski arriva con oltre 2 minuti di ritardo, una delusione per il giovane corridore visto lo sforzo fatto da Martin, ma gli occhi poi sono tutti per Gallopin, sconfitto ma con onore e con i francesi che l'hanno spinto nel momento di difficoltà in cui ha gettato bava e sudore sulla strada.

Sembra ormai tutto facile per Nibali, con Froome, vincitore nel 2012 proprio lì a Planche des Belles Filles, e con Contador fuori, e Porter primo degli inseguitori a 2'23".
Mancano però 2 settimane per arrivare a Parigi con tante Alpi e Pirenei da attraversare e tante altre emozioni da vivere.

lunedì 14 luglio 2014

Il Resoconto del Lunedì

Settimana sicuramente non memorabile per lo sport italiano anche se non sono mancate le buone prestazioni. Il palcoscenico è stato quasi tutto per il Mondiale di calcio appena conclusosi con il trionfo della Germania e la sconfitta dell'Argentina di Messi e la delusione Brasile che ha ceduto anche il terzo posto all'Olanda di Robben.


In realtà è stato un weekend ricco di sport con la terra tedesca ancora sotto i riflettori. Infatti si è tenuto a Stoccarda il torneo di tennis con il nostro Fognini testa di serie numero 1 e che doveva difendere il titolo vinto l'anno scorso. Purtroppo la corsa del sanremese si è fermata in semifinale dove si è arreso al potente servizio di Bautista Agut. Lo spagnolo ha poi avuto la meglio di Rosol, battendolo in finale in tre set.
Adesso per Fabio ci sarà un altro titolo da difendere, sempre sul rosso tedesco ad Amburgo, dove l'anno scorso sconfisse il giocatore di casa Tommy Haas, lo spagnolo Almagro e l'argentino Delbonis in finale.
Negli altri due tornei giocati dagli uomini in questa settimana post-Wimbledon, c'è stata la sorpresa Cuevas a Bastad, in Svezia, con il primo titolo vinto dall'uruguayano, più giocatore di doppio (un Roland Garros vinto nel 2008 in coppia con il peruviano Horna) che di singolare, mentre sull'erba di Newport, negli States, il mai domo Lleyton Hewitt ha portato a casa il 30^ trofeo di una carriera eccezionale. Il 33 enne vincitore anche di un Us Open e di Wimbledon, dopo aver battuto facilmente i giocatori di casa Johnson e Sock, ha lottato fino al tiebreak del terzo set per averla vinta sul gigante croato Ivo Karlovic.


In campo femminile ancora un grande risultato da una delle due Chichis, con Robertina Vinci che si è arresa solo in finale alla Halep, partita in cui non c'è stata storia sia perché la rumena giocava davanti al pubblico di casa e perché la giovane numero 3 al mondo si trova in un periodo di forma fantastico. Lo stesso si può dire della Petkovic che conquista il torneo austriaco di Bad Gastein in una cornice stupenda a più di mille metri di altezza, sconfiggendo la giovane Rogers arrivata in finale eliminando al nostra Saretta Errani.


Ma in Germania non ci sono stati solo tennis e calcio. Nono appuntamento del Motomondiale sul circuito del Sachsenring, che in mattinata non porta bene al tricolore, con la caduta di Fenati che si trovava in rimonta dal 25^ al 12^ posto, e quelle di Antonelli e Locatelli. A trionfare nella Moto3 è stato l'australiano Miller già primo in classifica generale, e che così può allungare sugli inseguitori diretti.
Qualche sorriso in più dalle altre due categorie Moto2 e Motogp, con Corsi sul podio della seconda classe dietro solo ad Aegerter, primo successo per lui, e a Mika Kallio, mentre nella classe regina ennesimo piazzamento per Valentino Rossi davanti al suo connazionale Iannone (miglior risultato per il pilota Ducati), ma l'emiliano non è mai riuscito a lottare con i primi 3, Marquez, Pedrosa e Lorenzo.
Il giovane Marc continua a vincere, frantumando record e completando il filotto di 9 gare consecutive, ora distante una sola dal record di 10 di Mike Doohan (Agostini ancora inattaccabile con 20). 


Dopo 7 giorni in giallo, forse anche in modo strategico, Vincenzo Nibali e la sua squadra hanno lasciato andare una fuga nella tappa pianeggiante (almeno negli ultimi 50 km) di ieri, con la grande prestazione di Tony Martin, arrivato in solitario sul traguardo di Mulhouse e festeggiando la prima vittoria per lui in una tappa del Tour.
Visto il distacco degli altri fuggitivi, la maglia è andata al francese Gallopin, un omaggio anche ai transalpini che oggi festeggeranno la loro giornata nazionale della "presa della bastiglia". Ma già dal tappone odierno, potremmo vedere cambiare la classifica, con le prime vere montagne e l'arrivo a La Planche Des Belles Filles dopo aver scalato ben 6 montagne e percorso 160 km. 




Infine golf e basket, con il trofeo scozzese di Aberdeen per gli amanti delle 18 buche conclusosi con l'ennesimo trionfo di Justin Rose, 17 per l'inglese vincitore anche di un Us Open, ma le belle notizie per noi arrivano da Matteo Manassero, che ha terminato in maniera eccezionale il torneo chiudendo 4^ e a soli 6 colpi dal vincitore. Un'ottima prova alle porte del prestigioso Open Championship che si giocherà questo weekend.
Nella pallacanestro si sono chiusi in Corea del Sud i mondiali in carrozzina, con uno storico 5^ posto dell'Italia, secondo miglior risultato di sempre, frutto della vittoria sorprendente contro gli USA e quella sui coreani. Un'ottimo viatico per i ragazzi capitanati da Fabio Raimondi che si stanno preparando al meglio per le Paralimpiadi di Rio nel 2016. 


E tanto vince la Germania: 4 volte Campioni del Mondo

Forse aveva ragione Lineker quando pronunciò la frase "il calcio è un gioco semplice: 22 giocatori rincorrono un pallone per 90 minuti e alla fine vince la Germania". La disse subito dopo aver perso contro gli allora tedeschi della Germania Ovest di Matthaus (presente in tribuna al Maracanà) che in finale trionfarono allo stadio Olimpico di Roma, battendo per 1-0 gli argentini di Maradona, Sensini e Caniggia.


Da quel momento i colori giallo, nero e rosso sono diventati un incubo per l'Albiceleste che non ha più trionfato contro gli europei: nel 2006, proprio in territorio teutonico, nei quarti si arresero ai rigori; nel 2010 in Sudafrica sempre ai quarti, subirono una sonora batosta, con Muller e Klose che segnarono 3 gol del 4-0 finale.

Della partita di Città del Capo, Messi, Mascherano, Higuain e altri erano presenti anche oggi e quella sconfitta era sicuramente ancora viva nelle loro menti.
Purtroppo il vento non è cambiato e i biancocelesti non hanno potuto rialzare la Coppa come nell'86 in Messico quando sconfissero proprio per l'ultima volta la Germania.

Per raccontare questa partita bisognerebbe cominciare dalla fine, perché nei primi 90 minuti le due squadre si sono equivalse, anche se il loro sistema di gioco è stato completamente differente.
La Germania come nelle precedenti partite, ma soprattutto come visto nella vittoria schiacciante inflitta al Brasile, ha mostrato solidità, azioni ben pensate, uso di entrambe le fasce, mentre l'Argentina si affidava alla fisicità, alle ripartenze veloci e all'innesco dei giocatori più validi come Messi, Perez e Rojo.

Le occasioni non sono mancate né da una parte né dall'altra e le più clamorose sono state: per gli argentini due incursioni del "Pipita" Higuain la prima calciata malamente a lato e la seconda finita in porta, ma fermata per un giusto fuorigioco e una scorribanda di Messi finita a fil di palo; per i tedeschi il palo clamoroso arrivato ancora su calcio d'angolo, ma in questa circostanza a saltare non era stato Hummels bensì Howedes con l'esito sfortunatamente diverso, a Romero battuto e Schurrle che non aveva saputo sfruttare una palla filtrante centrale, ritardando nella conclusione.


Nel supplementare il momento decisivo: giocatori al limite, le difese fino ad allora perfette da entrambe le parti, hanno iniziato a soffrire la stanchezza, passaggi imprecisi e intese traballanti.
ma mentre Palacio non è stato capace di finalizzare uno straordinario cross di Rojo che ha mandato fuori giri Hummels, concludendo con un pallonetto che non avrebbe mai superato Neuer, Shurrle sul cambio di fronte, ha pennellato un traversone per Gotze (dimenticato dai centrali Demichelis e Garay), il quale a differenza del "Trenza", ha compiuto uno stop di petto sublime, come la coordinazione del tiro che ha spiazzato Romero. 


Berlino esplode di gioia, i tanti sudamericani giunti da Buenos Aires rimangono ammutoliti insieme a quelli che avevano "invaso" la spiaggia di Copacabana. 
Il 22enne di Memmingen, fino a quel momento l'uomo meno in vista (si pensava perfino buttato lì in campo per far perdere tempo), si lancia in una corsa infinita, così come tutti i suoi compagni che ritrovano le forze per combattere negli ultimi 8 minuti rimasti.

L'Argentina lotta fino all'ultimo, ma come per tutta la partita, mette più la fisicità che la testa. I tedeschi si uniscono in un muro invalicabile, e il mattone più grosso è l'estremo difensore del Bayern Monaco, 3 sconfitte in 54 partite con lui in Nazionale, numeri che fanno paura.


L'altro uomo immagine è Schweinsteiger l'"altro capitano" della Germania, nemmeno i crampi e un pugno faccia ricevuto da Aguero l'hanno fermato, con il sangue sul volto ma il carattere da vendere. 
Però la Germania di questo mondiale è stato il gruppo, è fa ancora più inquietudine vedere l'età di molti di loro con una carriera lunghissima davanti a iniziare proprio dall'eroe della serata, Gotze, che potrà togliersi tante soddisfazioni. 


Il capitano Lahm, Klose, Muller e tutti gli altri hanno meritato questa vittoria, si sono tolti tanti sassolini dalla scarpa, rivendicato la finale del 2002 persa contro la nazione di Ronaldo, quel Brasile dove oggi hanno trionfato sotto al Cristo di Rio e diretti proprio da un italiano come 12 anni fa, con Rizzoli che ha portato bene a differenza di Collina.  

Quell'Italia che aveva trionfato in casa loro a Berlino nel 2006 dopo averli battuti in semifinale, e che oggi poteva limitarsi a vedersi rappresentata solo dall'arbitro. Rizzoli però ha portato con orgoglio la bandiera tricolore che stringeva tra le mani fin sul podio, dove è stato premiato per l'ottima direzione. 

Le parole non mancano nemmeno per Loew, che dopo aver guidato la sua nazione fino al terzo posto in Sudafrica inginocchiandosi solo alla fortissima Spagna, ha cacciato via l'etichetta di "eterna seconda" che si stava stampando sulle spalle dei tedeschi, e creato un gruppo omogeneo, con uno stile di gioco corale, con sprazzi di pura tecnica e un modulo molto offensivo con una difesa alta, perfettamente interpretata da Boateng e Hummels. 
Durante la premiazione il tecnico dei tedeschi è quasi rimasto in disparte, così come al gol decisivo al quale era rimasto impassibile, rimandando l'esultanza al fischio finale. Ha dato l'impressione di lasciare tutti i meriti al suo fantastico gruppo, ma tutti si sono accorti di come ha impartito lezioni ai suoi colleghi con la sua intelligenza tattica e la carica giusta che ha dato anche a chi subentrava a partita in corso.



La delusione più grande di questa finale è senza dubbio la "Pulce" Messi, mai decisivo dagli ottavi in poi, sembrato sempre fuori dal gioco, tanta corsa ma poca inventiva, qualche spunto personale ma scarse iniziative per i compagni. Si vociferava tanto del paragone con Maradona, ma il numero 10 visto in campo anche oggi sembrava solamente un giocatore con tanta volontà e tante abilità, ma poco incisivo quando era il momento decisivo.

Al momento della premiazione come miglior giocatore del Mondiale, si è vista subito lo sconforto scolpito sul volto dell'argentino che sa di aver buttato un'occasione d'oro per "salire" sul podio dei più grandi calciatori della storia.

Adesso sono 4 le stelle sul petto della Germania, come per l'Italia e una in meno del Brasile, e probabilmente saranno ancora questi paesi a darsi battaglia fra quattro anni dall'altra parte del mondo, nella fredda Russia.



giovedì 10 luglio 2014

Si spegne il sogno dell'Olanda e continua quello dell'Albiceleste: per la terza volta in un mondiale sarà Germania-Argentina

Un obiettivo troppo importante da raggiungere. La finale al Maracanà significava molto per Olanda e Argentina, con gli Orange che sono arrivati tre volte fino in fondo al torneo ma non sono mai usciti vincitori, l'ultima 4 anni fa con la Spagna in Sudafrica, mentre i sudamericani non vanno in finale da quella persa contro la Germania Ovest nel '90 in Italia.

La squadra di Van Gaal doveva cercare di rompere il tabù, ma davanti a loro avevano un' Albiceleste che voleva a tutti i costi trionfare nella terra dei rivali di sempre del Brasile e conquistare la terza stella al pari della Germania, la quale a sua volta sabato proverà a pareggiare i conti con l'Italia.


I Paesi Bassi hanno ancora un conto in sospeso con gli argentini, con la finale persa nel 1978 ai supplementari in quel mondiale che fu definito come il "Mondiale della Vergogna" perché mentre tutto il mondo rivolgeva l'attenzione a quello che succedeva negli stadi, nessuno faceva caso alle azioni disumane che avvenivano per le strade, la repressione dei militari guidati da Videla contro i peronisti e tutti i dissidenti, e tutte quelle persone che scomparvero dopo essere stati torturati nei duri carceri controllati dall'esercito.

In quel periodo successivo al colpo di stato di Videla, divenne Vicesegretario all'Agricoltura (e prese la massima carica un paio d'anni dopo) Jorge Zorreguieta, il papà dell'attuale Regina d'Olanda Maxima che oggi si è trovata davanti ai due paesi appartenenti al suo cuore.


La moglie di Willem Alexander, incoronato lo scorso anno, conobbe il coniuge solo un anno dopo l'ultima sfida diretta in un mondiale tra Olanda e Argentina, tifando per i sudamericani da un locale di NY, con il risultato finale che vide gli Orange battere l'Albiceleste con un gol di Bergkamp all'89 minuto.
Questa volta la Regina ha sostenuto la parte opposta, il Paese che tanto la ama, ma anche in questa occasione non è finita bene per lei.


L'eroe atteso ovviamente era l'erede del Pibe, Leo Messi, sempre decisivo fino ad ora con i 4 gol segnati e anche oggi aveva il compito di trascinare i suoi con la fascia nera del lutto sul braccio, per ricordare un campione scomparso due giorni fa, Alfredo Di Stefano.


Questa era anche l'ultima opportunità per tanti olandesi come Robben, Van Persie, De Jong, Sneijder e Huntelaar che potrebbero non averne altre.
Infatti l'inizio è stato tutto di marca arancione, ma da subito si sono viste in campo due squadre contratte, che sentivano il peso della partita, l'importanza di arrivare a giocare la finale con la Germania.
L'assenza di Di Maria che seguiva dalla panchina, si sente fra gli uomini di Sabella, e nonostante il suo sostituto Perez (miglior giocatore del campionato portoghese quest'anno con il Benfica) abbia messo tutto sul campo, l'Argentina non riesce ad essere pericolosa, con le uniche occasioni create da Lavezzi sulla fascia, ma con De Vrij e Vlaar perfetti a chiudere le incursioni di Higuain. Rojo non pervenuto sull'ala sinistra, mentre Messi continuava a sbattere contro l'irruento Martins Indi.


Dall'altra metà campo Robben e Van Persie non fanno meglio con le due punte poche cercate e ben marcate da Demichelis e uno strepitoso Mascherano.

A fine partita sono proprio i due difensori centrali, Vlaar e Mascherano ed essere nominati i migliori perché non hanno mai perso d'occhio i talenti delle due squadre. Questo ovviamente ha ridotto a zero lo spettacolo, con l'Olanda che non ha mai tirato in porta nemmeno nei supplementari, mentre Cilessen si è dovuto scaldare le mani solo in qualche uscita.

I cambi non alterano il ritmo del gioco che rimane lento e compassato, l'Argentina sembra perfino aspettare i calci di rigore, mentre i giocatori di Van Gaal provano a far girare palla e la prima vera occasione si presenta sui piedi di Robben proprio al 90' (10 dei 12 gol segnati fin qui nel secondo tempo), ma un grandioso Mascherano (104 presenze in Nazionale e non sentirli) gli chiude la porta in faccia.

I supplementari sono la fotocopia dei primi novanta minuti, Palacio entrato prima della fine dei tempi regolamentari insieme al Kun Aguero, prova a dare profondità, ma le azioni vengono ben neutralizzate dalla difesa olandese, finché al 115' il giocatore dell'Inter si fa ipnotizzare dal portiere dell'Ajax e conclude "appoggiando" di testa la palla tra le mani di Cilessen.

I rigori sono inevitabili e sono la giusta conclusione di una partita giocata sulla paura di sbagliare.
Stavolta però Van Gaal non può cambiare il suo portiere e inserire Krul come fatto con il Costa Rica perché ha terminato i tre cambi, mentre Romero dovrà per la prima volta rendersi utile dopo non aver subito un tiro in porta per i 120 minuti e oltre passati.

Comincia l'Olanda e il primo è colui che è stato il migliore dei suoi, Vlaar, ma il gigante calcia male e  si fa parare da Romero, il quale inizia ad esaltarsi. Per l'Argentina il primo è Messi che, freddo come sempre, spiazza Cilessen e porta in vantaggio i suoi.
Robben subito dopo segna e Kuyt cerca di caricare i suoi dicendo che sono in parità. Ma non potrà più mentire ai suoi compagni dopo il gol di Garay con una sassata centrale e l'errore di Sneijder con Romero che indovina l'angolo e si tramuta nell'eroe di giornata.

Il Pocho Lavezzi prega in panchina ma non ce ne sarà più bisogno: Aguero e Maxi Rodriguez si mostrano cinici dal dischetto e fanno esultare la Pulce, i compagni e tutti gli argentini presenti all'Arena Corinthians perché la squadra del ct Sabella affronterà i tedeschi, come nel 1990 quando l'ultima Germania Ovest vendicava la sconfitta subita 4 anni prima in Messico.





mercoledì 9 luglio 2014

Grande impresa sul pavè: Nibali sempre più re del Tour

Quinta tappa del Tour che arrivava sotto la porta dedicata al mitico Hinault. Ben sette tratti di pavè, 152 kilometri di una tappa che avrebbe fatto ammirare i paesaggi ma niente di più. Invece non sono servite le montagne per produrre forti emozioni perché la pioggia e il maltempo hanno creato un'atmosfera quasi leggendaria.

Appena mi collego con la Grande Boucle, subito la brutta notizia del ritiro di Froome uno dei grandi favoriti alla vittoria del giro, a causa di ben tre cadute che hanno costretto l'inglese a dover rinunciare alla corsa.
Benda sul ginocchio, pantaloncino strappato e sguardo cupo sono le ultime immagini che accompagnano il corridore di origine keniota nell'auto del team Sky.



La seconda notizia che balza alle mie orecchie è invece tutt'altro che negativa: Nibali è in fuga!
Nonostante non ci siano altopiani e lo Squalo non prediliga in particolar modo la strada fatta di mattonelle, il messinese è davanti insieme ad un gruppetto di altri corridori più quotati per una tappa come questa, che ricorda tanto le classiche come la Parigi-Roubaix. Cancellara che è uno di questi, ha vinto per tre volte su superfici simili, Sagan è uno dei giovani più promettenti e poi ci sono gli olandesi e i belgi che adorano questi tracciati.




Invece l'italiano ha preparato tutto alla perfezione, la fuga dei compagni di squadra, non lascia libertà a nessuno dei quei corridori che sono distanti da lui solo 2 secondi in classifica, perché nonostante non siano pericolosi per la classifica finale, non vuole cedere quella maglia gialla che si è conquistato a Sheffield.
Si sa che le imprese difficilmente sono opera di un uomo solo e infatti Nibali non avrebbe mai dato più di 2 minuti  a Valverde e Richie Porte (nuovo capitano Sky dopo il ritiro di Froome) e quasi 3 a Contador, se non ci fosse stato l'aiuto dei compagni di squadra.

Il sostegno dato da Fuglsang arrivato con Nibali fin sul traguardo e soprattutto quello di Westra nominato anche dal Tour come il più combattivo della tappa, non hanno mai fatto sentire il siciliano solo, nemmeno per un secondo.



Il resto è tutto da incorniciare: dall'olandese Bloom, unico capace a resistere agli scatti degli uomini Astana, che ha trionfato in solitaria con 10 sec di vantaggio su Vincenzo e Fuglsang; i volti sporchi di fango schizzato dalle ruote, le quali in movimento affondavano nei piccoli buchi del pavè; le case stupende dei paesini che circondano la foresta di Arenberg nell'estremo nord della Francia.

Mancano ancora due settimane e devono ancora arrivare Pirenei ed Alpi, per permettere a Nibali di alzare il trofeo e portarsi a casa quella maglia che sta meritando di indossare, ma di certo il capitano dell'Astana sta compiendo delle imprese che lo stanno ponendo al fianco di nomi importanti del ciclismo.

Le 7 meraviglie della Germania! Brasile umiliato in casa sua..

Ho dovuto aspettare qualche minuto per rendermi conto di quello a cui ho assistito stasera. E' il Mondiale dei mondiali perché si gioca in Brasile, la patria del calcio, che però questa volta non è mai scesa in campo.
La Germania, presentatasi con la seconda maglia simile a quella del Flamengo, si è presa la rivincita su tutte quelle sconfitte e derisioni subite nell'ultimo decennio, la squadra che non sa vincere, l'eterna seconda.

Certo i tedeschi non hanno ancora vinto nulla, gli aspetterà una finale che non sarà una passeggiata, perché questo 7-1 non varrà niente quando cominceranno gli ultimi 90 minuti al Maracanà.
La debacle dei verdeoro, secondo me, è iniziata alla vigilia, troppa pressione e troppa responsabilità sugli 11 ragazzi che sarebbero scesi in campo, ma non perché nelle altre partite non ci sia stata la stessa imponente spinta, piuttosto perché mancava il vero idolo, il vero trascinatore sul campo.

Neymar certamente aveva regalato emozioni, gioco e gol alla sua nazione oltre che ai suoi compagni, ma il Brasile non si era mai espresso a grandi livelli nelle partite giocate in precedenza, soprattutto nella prestazione con il Cile o quella con il Messico nella fase a gironi. Non mancano di certo le potenzialità alla rosa portata a questi mondiali da Felipao, ma tolta la spina centrale, i carioca fanno acqua da tutte le parti.

Troppo semplice dire che mancasse Thiago Silva in difesa e che con lui non avrebbero mai preso 7 reti stasera, ma la squadra non è stata caricata nel modo giusto. Ci voleva più umiltà, capire che senza i loro due pilastri erano inferiori alla Germania come qualità di gioco, e preparare una partita più sulla difensiva.

Per il team di Loew è apparsa davanti un'occasione d'oro e hanno colto la palla al balzo; sono stati cinici, freddi e controllati come il loro tecnico.
Non bisogna affermare che il Brasile non abbia messo il cuore, ma quella passione è stata l'arma che si è rivolta contro di loro e dopo i primi 5 minuti all'arrembaggio con perfino due dei tre uomini di difesa (David Luiz e Maicon) occupati alla fase offensiva, hanno subito le contromosse studiate alla perfezione dai tedeschi, sistemati in campo ineccepibilmente, solidi, razionali, con giro di palla e movimenti ordinati. Ai sudamericani è mancata la "cabeza" non avevano posizioni ben precise sul terreno di gioco, i tre di difesa perdevano facilmente la marcatura, i tre davanti invece non trovavano spazi e sbattevano tutte le volte contro l'armata germanica che pressava alta e non dava il tempo ai suoi avversari di ragionare.




Alle prime difficoltà i verdeoro sono andati in bambola, l'ennesima prodezza di Muller (lasciato colpevolmente solo, sfruttando anche un blocco di Miro) ha iniziato a far vacillare le speranze degli uomini vestiti di giallo, ma è stata la rete di Klose ha spezzare loro le gambe.
16 realizzazioni per Miroslav, l'uomo che ha segnato di più nella storia dei mondiali, e l'uomo che aveva appena staccato in classifica era in tribuna. Ma il destino aveva riservato a Ronaldo non solo la beffa della leadership persa, ma la dura realtà di raccontare da commentatore una delle più tristi pagine che si stavano scrivendo non solo nella storia del calcio, ma di tutto il suo intero paese.

A fine partita il bomber della Lazio non riesce nemmeno a prendersi i suoi meriti, continua ad esaltare il gruppo, la sua squadra che non vuole fermarsi e vuole andare a conquistarsi la Coppa. Stessa cosa fa Muller che elogia i compagni, ammette che si sono perfino divertiti, dimostrando di avere qualità oltre alla fisicità.



Da quel 2-0 Julio Cesar e compagnia non è più in campo, a quel punto qualunque cosa stia succedendo, davanti ai loro occhi scorrono i titoli di coda di un film che aveva fatto sognare il popolo di Dilma Rousseff.
Le parole di un David Luiz in lacrime a fine match, riassumono l'importanza che aveva arrivare fino in fondo, l'obiettivo di portare un sorriso ad una popolazione tormentata da troppo problemi sociali, questioni che avevano acceso focolai di tensione prima dell'inizio della competizione, e che si erano attenuati con la marcia trionfale dei verdeoro fino a questa semifinale.

Il disonorevole risultato di stasera, per altro cominciato molto prima della fine della sfida, ben 70 minuti di agonia e frustrazione, rischia perfino di far covare rabbia negli animi dei brasiliani e scatenare quello che nessuno si augurava.



Io per primo speravo in un ultimo atto che sarebbe stato indimenticabile, tutto sudamericano tra Brasile e Argentina, solamente per lo spettacolo che si sarebbe ammirato non solo in campo, ma anche sugli spalti e negli umori delle due rivali di sempre.
Ma la Germania ha meritato questa finale per quello che ha dimostrato dal primo all'ultimo minuto, dalle giocate di Lahm e Kroos sulle fasce, i movimenti che non davano punti di riferimento di Muller e Klose, e perfino le parate di Neuer che poteva essere uno spettatore non pagante e invece si è guadagnato i due minuti di popolarità, esibendosi in un paio di salvataggi miracolosi.

Perché il Brasile aveva provato ad entrare in campo nel secondo tempo con un altro piglio, con gli inserimenti di Ramirez e Paulinho per gli spenti Hulk e Fernandinho, e proprio loro due hanno creato le uniche reazioni dei verdeoro, ma si sono "schiantati" contro il giovane portierone tedesco.
A quel punto è stata una lunga e lenta tortura soprattutto per i ragazzi in campo, con Fred su tutti fischiato nel suo stadio e invitato ad essere sostituito da Willian, con Oscar che non è riuscito nemmeno ad esultare per l'unico gol segnato, con l'intero Minerao (stadio dove il Brasile aveva perso l'ultima gara in casa contro il Perù nel lontano '75) perfino ad applaudire alla doppietta di Schurrle.



Il pianto di Oscar a cui era stata affidata una difficile eredità, di Julio Cesar passato da eroe per i rigori parati con il Cile ai 7 gol presi dall'armata tedesca, Fred ricordato come il peggior attaccante di sempre dei carioca, Bernard in ginocchio, e soprattutto il capitano in lacrime accompagnato fuori dal campo di gioco da Thiago Silva che fino ad allora aveva assistito impotente dagli spalti ,saranno immagini che non dimenticheremo facilmente.

Probabilmente oltre al Mondiale dei mondiali avremo assistito anche alla Sconfitta delle sconfitte.