martedì 9 settembre 2014

La vince Cilic la finale imprevedibile degli US Open

Una finale inaspettata. Ci sono voluti 9 anni per non trovare in finale di un torneo del Grande Slam, uno dei magnifici 4 dell'ultimo decennio. E dopo aver avuto sempre uno tra Nadal, Djokovic, Murray e Federer come vincitori dal 2010 al 2013, quest'anno è già la seconda volta che non trionferà uno di loro, con Wawrinka campione agli Australian Open su Nadal, che ha rotto l'incantesimo.


Prima delle semifinali sembrava scontata l'ennesima rivincita tra Nole e Roger, e invece Nishikori e Cilic hanno sorpreso tutti, regalando al pubblico americano e non, una finale che rimarrà nella storia qualunque fosse stato l'esito, poiché segnava la caduta degli dei.

Il croato è arrivato in fondo soprattutto grazie al servizio, a tratti disarmante per la sua continuità, arma che ha messo fortemente in difficoltà anche giocatori con le stesse doti tecniche come Kevin Anderson o Berdych.
Il percorso del giapponese, invece, è stato molto più tortuoso, ricco di ostacoli e dure battaglie, come quelle affrontate con Raonic e Wawrinka, sempre in rimonta, prima di chiudere in quattro set contro il numero uno al mondo.

All'Arthur Ashe ci sarebbe stato l'ultimo sforzo per entrambi, quello che li avrebbe portati alla gloria, tra i quasi 25mila tifosi americani, già felici per la vittoria di Serena Williams di ieri sera.
Nello stadio più grande del mondo tennistico, Cilic cercava il riscatto di quella grande delusione culminata con la squalifica esattamente un anno fa, penalità che non gli permise di giocare proprio il torneo di Flushing Meadows. Dopo una prima sanzione di 9 mesi lontano dai campi, il croato riuscì ad ottenere uno sconto di 5 mesi che gli permisero di tornare nel Febbraio di questo anno con una classifica che lo vedeva scalare dalla 15^ alla 47^ posizione. Il croato però non si è fatto prendere dallo sconforto, affermando di voler tornare più forte che mai, con l'aiuto di Goran Ivanisevic.

Quanto a combattività il giapponese non è da meno, anche lui fresco di nuovo coach dal Gennaio di quest'anno, l'ex numero 2 al mondo e vincitore del Roland Garros, Michael Chang. I frutti si sono visti subito, con un tennis più pulito e meno falloso. Sono arrivate la prima vittoria di un Masters 1000 a Madrid contro Nadal, e il quarto turno sia a Melbourne che a Wimbledon.

La finale a New York è stato il giusto premio per entrambi dopo una stagione di duro lavoro e grandi progressi. I due sono al culmine della loro carriera, 25 anni circa per ciascuno. E' l'occasione perfetta per fare il passo in avanti, per mettere anche il loro nome nei tennisti più importanti di sempre.
All'ingresso sul cemento del centrale entrambi mostrano segni di tensione sul volto e lo si nota anche sul campo.


Tra i due il più contratto è il giapponese, non così fluido come nella sfida contro Djokovic. Cilic ne approfitta subito con la solidità del servizio e con meno errori da fondo campo, e alla prima palla break offerta dal giapponese, affonda il colpo. Kei non riesce a reagire e Marin con il 91% di punti vinti con la prima di servizio, porta a casa il primo set. Nonostante il 3-6 subito, il nativo di Matsue cerca il riscatto, ma le gambe non corrono come devono.

Cilic è in fiducia, risponde con palle pesanti nei game del giapponese e quando tocca a lui servire, piazza ace o costringe l'avversario all'errore. Anche il secondo set perciò si mette bene per il croato che passa subito sul 2-1 e difende con i denti il break di vantaggio nel quarto gioco. I colpi di Marin non sono quelli di qualche anno fa. Il rovescio è più incisivo, sa variare anche con le palle corte e costringe sempre l'avversario ad una risposta in più per ottenere il punto. Dopo il secondo break del set, Nishikori prova a mantenersi in gioco conquistando il primo game sul servizio di Cilic, ma nel parziale successivo capitola ancora una volta.

Con il doppio 6-3 sembra ormai spianata la strada per il tennista nato in Bosnia a Medjugorje. Ma con la caparbietà di Kei, Marin sa che non può rilassarsi, e non la fa nemmeno Ivanisevic in tribuna. Forse dopo la finale maratona di Wimbledon vinta nel 2001 contro Rafter, per Goran è la serata più emozionante della sua vita. Il suo ragazzo però sa che deve rimanere concentrato e star attento al ritorno di Nishikori se vuole essere il secondo croato di sempre a vincere uno torneo dello Slam.
Il terzo set non è diverso dai primi due, appena si presenta l'occasione Cilic ne approfitta. Continua anche la valanga di ace, un centinaio nel torneo disputato dal croato e anche se il giapponese prova a non mollare, con un paio di vincenti eccezionali, deve arrendersi ancora per 6-3.


Non si vedeva un risultato così netto dal 2008, quando Federer chiuse in 3 set contro Murray. Cilic porta a casa il suo primo Slam e lo ha fatto senza perdere un set dagli ottavi contro Simon.
Urlando al cielo e con un grandissimo sorriso, il suo pensiero va subito al team che lo ha fatto crescere rapidamente, dandogli soprattutto quella convinzione che non è poi così impossibile arrivare a vincere un torno importante e spingendo gli altri tennisti di bassa classifica a imitarlo, a partire da Nishikori.

lunedì 8 settembre 2014

Il ritorno del Pistolero

Ha fallito l'appuntamento al Tour de France per l'infortunio alla gamba, ma non poteva aspettare molto per tornare a vincere.

Aveva subito messo le cose in chiaro dopo le prime due settimane, aveva fatto capire che era lui l'uomo da battere in questa Vuelta. Oggi era la prova del nove per il gruppo, ben 5 salite, 4 di prima categoria, con la salita finale verso Lagos de Somiedo.
Prova durissima per chiunque, anche per gli uomini di classifica che sapevano di aver di fronte una delle ultime occasioni per guadagnare posizioni sui diretti avversari.


Infatti di ostacolo pericoloso rimane la tappa di sabato con l'ultimo arrivo in salita, e unica giornata con asperità di 1^ categoria, e i 10 km di cronometro domenica, che chiuderanno la corsa.

Froome tutto questo lo sapeva benissimo e le sue intenzioni di attaccare la maglia rossa erano ben evidenti dal principio, con la sua squadra a tirare il gruppo sia nella terzultima che nella penultima ascesa.
A infiammare per primi la tappa ci hanno pensato un piccolo plotone di corridori, tra cui i nostri De Marchi e Brambilla.
Il duo italiano ha cominciato a credere sul serio nella vittoria di tappa, con più di tre minuti accumulati sul manipolo di ciclisti subito dietro di loro. Poi l'improvvisa squalifica di Brambilla, con il ragazzo della Omega Pharma-Quick Step reo di aver sferrato qualche colpo proibito al russo Rovny qualche minuto prima.
Dal replay si poteva notare come il gregario di Uran avesse reagito alla provocazione e ad un probabile pizzico dato dietro al collo dal corridore della Saxo. Entrambi sono stati allontanati dalla corsa, con Brambilla visibilmente scosso dall'accaduto e dall'inevitabile decisione della direzione di gara.

Così De Marchi è rimasto da solo e ha provato comunque l'impresa, con una salita e mezza ancora da affrontare. Alle sue spalle, la squadra di Froome, praticamente al completo, non ha smesso nemmeno per un secondo di tirare, lasciando al corridore Cannondale solo 90 secondi di vantaggio prima dell'ultima ascesa di 6 km.

Tra i migliori l'unico assente importante era Uran, incappato insieme al suo team in una giornata disastrosa. Ma non c'è stato tempo per pensare a chi non era presente, perché il britannico della Sky, appena è cominciata la terribile salita de La Farrapona, ha lasciato quasi tutti i 30 corridori al suo seguito sulle gambe.
L'unico che è rimasto letteralmente incollato alla sua ruota posteriore è stato quello più temuto, il Pistolero di Madrid.

Valverde e Purito Rodriguez scuotono la testa, per loro sarà una lunga rincorsa per evitare grossi distacchi fino al traguardo e dietro loro uno stanchissimo Fabio Aru. Alejandro vuole difendere la sua seconda posizione in classifica, lo spagnolo della Katusha invece vuole scrollarsi di dosso il sardo, a pochi secondi di distanza nella generale.
Il ragazzo dell'Astana è con la lingua da fuori, ciondola a destra e sinistra, non ha una bella pedalata, perde contatto dai due beniamini di casa, ma subito dopo ricompare alle loro spalle deciso a non mollare.

Quando mancano tre chilometri alla fine di una non durissima ma interminabile salita, De Marchi è ancora avanti, ma con Froome e Contador ormai minacciosi a qualche metro di distanza. L'inglese prova in tutti i modi a staccare il corridore di Madrid, ma la maglia rossa continua ad essere pimpante sui pedali. Aru nel frattempo fa da elastico con i suoi diretti avversari.
Ormai l'arrivo è vicino, ma le pendenze sono estreme e vicino al 15%, ed è in quel momento che il capitano della Saxo decide di agire con una scatto impressionante che fa impazzire i tanti tifosi spagnoli presenti sui bordi della strada. Froome rimane sui pedali, ha fatto il possibile e può solo provare a limitare i danni. Gli ultimi 500 metri sono da favola per Contador, che trionfa su in cima, esultando alla sua maniera con un "colpo di pistola".

Una cinquantina di secondi dopo arriva il "Rosso di Buja" De Marchi, il supercombattivo del Tour de France, che sta dando spettacolo anche in questa Vuelta con le sue fughe da lontano. E' felice lo stesso il ragazzo della Cannondale, già vincitore in una tappa del Giro spagnolo quest'anno, come non poteva essere altrimenti Fabio Aru, arrivato sfinito ma praticamente agganciato alla ruota di Valverde e Rodriguez, con un minuto di ritardo dal vincitore.
1 minuto e mezzo non sono uno svantaggio impossibile da colmare per Valverde e Froome, ma il Contador visto oggi sembra inattaccabile.


sabato 6 settembre 2014

La Vuelta scopre le carte e i migliori escono allo scoperto

Ultimi 5 kilometri di fuoco, è stata un'ascesa faticosissima per il gruppone della Vuelta.

Si incomincia a fare sul serio nel tour spagnolo, con i migliori pronti a dare spettacolo per conquistare la maglia rossa e portarla fino a Compostela.
Quando il plotone partito stamattina da Santander, e dopo aver scalato già il Puerto di San Glorio, è arrivato a Sabero, ai piedi della salita verso La Camperona, a contendersi la tappa c'erano numerosi fuggitivi tra cui Hesjedal, Kolobnev e Arroyo, che avevano accumulato più di 3 minuti di vantaggio sul gruppo composto dai migliori uomini di classifica.

Da quel momento c'è stata vera battaglia, sia avanti che dietro, con lo svizzero Zaugg che ha guadagnato metri sui compagni di fuga, mentre tra chi inseguiva sono andati in difficoltà prima Uran e Sanchez, poi Chris Froome che sembrava non essere in giornata.

Le ali di folla presenti sull'asperità spingevano i corridori pedalata dopo pedalata, le pendenze si sono fatte sempre più proibitive, finalmente si poteva iniziare a vedere chi aveva qualcosa in più per vincere questa Vuelta.
Purito Rodriguez poteva persino contare sull'aiuto del compagno di squadra Giampaolo Caruso, Contador non stava fermo un secondo sulla sella, Valverde sembrava tornato indietro nel tempo, quando le gambe giravano all'unisono.
E con loro ancora una volta non poteva mancare il nostro Fabio Aru. Poteva non essere la giornata degli italiani, con nessun corridore della penisola nel gruppo dei fuggitivi, e invece ci ha pensato il capitano dell'Astana a mantenerci lì in prima linea con i più forti.


Arrancava Fabio, e anche quando mollava qualche centimetro, a bocca aperta e sbandando con la sua bici, tornava ad agganciarsi all'ultima ruota del plotoncino.
Valverde ci ha provato, più di una volta, ma Contador era pronto a riportarsi sotto in un batter di ciglia.
Froome aveva annunciato prima della partenza, che per lui sarebbe stata un'altra cronometro, sarebbe salito del suo passo, e infatti con la sua andatura costante, senza praticamente alzarsi mai sui pedali, ricompare alle spalle dei diretti concorrenti.

Lo spagnolo della Movistar invece osa troppo e finisce per chiedere troppo dal suo fisico. Contador lo capisce e prima lui e dopo perfino l'inglese del team Sky, sferrano un doppio gancio destro a Valverde che deve arrendersi e perdere la coda del gruppetto.
Aru invece rimane lì, non ne vuole sapere di mollare.
Avanti succede l'imprevedibile, con il canadese Ryder Hesjedal che recupera lo svantaggio su Zaugg, praticamente esausto negli ultimi 300 metri, lo sfila e va a trionfare incredulo. Con una sola vittoria, il 33enne della Garmin e vincitore del Giro d'Italia due anni fa, si mette alle spalle un brutto 2013 e le critiche sollevate negli ultimi giorni, con l'accusa di avere una bici truccata e provvista di motorino.

Ma l'attenzione è tornata subito a qualche metro più dietro dove Froome continua a sorprendere tutti con la sua pedalata, avvantaggiandosi rispetto a Contador, Rodriguez e Aru.
Il ragazzo sardo cerca di riportare sotto il trio, il carattere e la personalità di Fabio sono commoventi, ma finisce per subire lo scatto tipico di Purito Rodriguez quando è prossimo al traguardo.
La tappa si conclude con Froome e lo spagnolo della Katusha che guadagnano 5 secondi su Contador e Aru, con Valverde che limita i danni a mezzo minuto, mentre i veri sconfitti di giornata sono Uran e Sanchez, con i quali arriva Damiano Caruso, che pagano dazio lasciando più di un minuto ai diretti avversari.

La miccia è stata accesa e sarà un'ultima settimana piena di botti e ricca di spettacolo.

giovedì 4 settembre 2014

Bari sorride ancora all'Italia: 2-0 degli azzurri di Conte all'Olanda

E' partita l'era Conte nella magnifica cornice del San Nicola di Bari, uno stadio che ha sempre portato fortuna agli azzurri.
L'inizio è stato dei migliori e ha confermato l'atmosfera che si era creata attorno alla Nazionale dopo l'annuncio dell'ex allenatore della Juve come nuovo ct.


Oggi era anche la prima di Tavecchio, il presidente tanto discusso e in attesa ancora di giudizio dalla Fifa, dopo la gaffe sui neri e le banane. I tanti discorsi fatti, le tante parole dette sulla nuova gestione della Federazione Italiana, questa sera sono state messe da parte, e a parlare è stato finalmente il campo.

La rosa allestita da Antonio Conte era ricca di novità, come si fa in un'amichevole e soprattutto dopo la brutta prestazione degli uomini portati da Prandelli in Brasile.
Più giovani, più freschezza, il ritorno di El Sharaawy e Destro, fuori chi ha deluso nelle ultime apparizioni come Balotelli,
l'attacco affidato ad un debuttante e al capocannoniere dell'ultima Serie A, snobbato dall'ex ct al mondiale.
La prima dell'allenatore leccese non era assolutamente facile, contro quell'Olanda fresca di terzo posto nella maggiore competizione calcistica. Si poteva tirare un sospiro di sollievo per le assenze importanti, sopra tutte quella di Robben. Ma gli Orange che scendevano in campo stasera non si potevano sottovalutare in nessun modo.

I primi 11 schierati da Conte facevano tornare alla mente dei baresi ricordi stupendi, la coppia degli allora giovanissimi Bonucci-Ranocchia che ha fatto sognare ogni tifoso del capoluogo pugliese. Perfino in porta non c'era il solito Buffon, pronto lo stesso a dare la propria spinta dalla panchina, ma l'estremo difensore del Paris Saint Germain, Sirigu.
L'astronave disegnata da Renzo Piano pullula di gente, la temperatura è perfetta, gli azzurri sono carichi fino al punto giusto e si vede subito.
Dopo 2 minuti Bonucci inventa dalla difesa tagliando tutto il campo e Immobile non perdona: l'Italia è già in vantaggio. Può sembrare fortuna o solo un buon inizio, e invece gli azzurri continuano a mettere sotto pressione gli avversari con De Rossi che fa il Pirlo della serata.
Verticalizzazione dal centro del campo per Zaza, che a tu per tu con il portiere viene buttato a terra in piena area. Martins Indi espulso per chiara occasione da gol e De Rossi segna dal dischetto spiazzando Cilessen.

Sono passati solo 10 minuti e siamo già sul 2-0 e con un uomo in più. Antonio Conte non poteva chiedere di più, i suoi uomini sembrano che stiano giocando insieme da tanto tempo, il duo di attacco si trova a meraviglia confezionando almeno altre due chiare occasioni da gol.
Il pressing di Marchisio e compagni è asfissiante, la difesa non concede spazi, l'Olanda non riesce mai a imbeccare Van Persie, Sneijder è isolato.
Nonostante questo il ct salentino non smette mai di dare consigli, sa che questa è solo un'amichevole e che il gioco si farà serio solo dalla sfida che giocherà fra qualche giorno contro la Norvegia, la prima partita valida per la qualificazione ai prossimi Europei.

Nell'era Prandelli gli azzurri avevano vinto solo 4 volte nelle quasi 30 amichevoli disputate, pareggiando con squadre come Haiti e Lussemburgo ben al di sotto della nostra portata. Ma non è stata importante tanto la vittoria, quanto il carattere messo in campo dai giocatori italiani.

Nel secondo tempo c'è stato poco da vedere, un po' per i tanti cambi un po' perché gli olandesi hanno cercato di addormentare il gioco per non subire un passivo più pesante, infatti i loro tiri in porta non supereranno quota 1.

E' presto per iniziare a tirare conclusioni, siamo solo al principio di un lungo cammino, anche se un ct italiano non vinceva al debutto dal 1998 con Dino Zoff. Ma cominciare vincendo proprio nello stadio che lo vide trionfare per la prima volta da allenatore, non può che essere di buon auspicio.

mercoledì 3 settembre 2014

Un Fabio Aru spettacolare infiamma la Vuelta

Sono tanti i nomi importanti presenti alla Vuelta a Espana, da Contador a Froome, da Valverde a Purito Rodriguez.


Non è facile ritagliarsi un piccolo spazio tra questi campioni, che hanno dimostrato dal primo giorno di volersi accaparrare la corsa a tutti i costi. Per svariati motivi, tutti loro hanno qualcosa da dimostrare in queste tre settimane: Contador e Froome per gli infortuni capitati durante il Tour de France che hanno scombussolato i loro piani; Valverde nella stessa Grande Boucle è stato colui che ha deluso più di tutti, non riuscendo mai a tenere il passo di Nibali, nonostante fosse l'unico vero avversario rimasto a contendere il titolo al siciliano; Quintana deve legittimare la sua vittoria al Giro d'Italia, ma la caduta nella crono di ieri lo ha costretto al ritiro; c'è anche l'altro colombiano Uran che vuole mettere definitivamente alle spalle i due secondi posti ottenuti nella maggior manifestazione italiana.
Tra tutti questi però spunta un altro corridore, un giovane ragazzo toscano, che si è fatto già notare nell'ultima edizione del Giro d'Italia, piazzandosi proprio alle spalle di Uran e Quintana.
Quella maglia dell'Astana che porta su di sé potrebbe creargli qualche fastidio e un po' di pressione, visto cosa è stato capace di fare Vincenzo Nibali con la stessa uniforme.

Fabio Aru però sta dimostrando di non aver paura, è rimasto sempre lì, attaccato agli scalatori più esperti, e nelle prime tappe ha limitato i danni perdendo solo pochissimi secondi.
Ieri è arrivata la cronometro e il 20enne si aspettava una prova di sacrificio, anche perché non poteva vedere i suoi diretti avversari da vicino. Sul traguardo i secondi di distacco da Contador e Uran erano leggermente troppi, qualcosa di più rispetto al tempo che il toscano mirava ad ottenere.


Da un ragazzo giovane e con poca esperienza, ti aspetti che questa delusione possa essere fatale, che il giorno dopo in una tappa importante, possa pagare a livello mentale.
E invece eccolo lì, tranquillo ma determinato ancora a dare battaglia ai più forti, a non mollare neanche un centimetro. L'asperità si trova negli ultimi dieci kilometri della tappa e fino all'inizio dell'ascesa nessuno dei big mostra segni di cedimento, tranne Cadel Evans che ha dovuto recuperare sul gruppo in seguito ad una foratura.

La fuga in atto con Kiryenka e Dario Cataldo a tirare il gruppo della maglia rossa, fanno pensare anche ad un possibile scatto di Froome nel finale, ma è proprio il capitano del team Sky che non riesce a tenere il ritmo del suo compagno di squadra e pian piano perde posizioni nel plotone.
La caparbietà dell'inglese però è invidiabile e gli permette di rimanere attaccato alla coda del gruppo di testa. Quando il traguardo si avvicina e mancano pochi kilometri alla fine, si susseguono una serie di attacchi ma nessuno riesce a guadagnare tanto da garantirsi la vittoria. Ci provano Daniel Martin, Gesink, Navarro ma è tutto inutile.
Contador e gli altri non permettono a nessuno di avvantaggiarsi, finché l'unica maglia celeste del gruppetto ormai formato da una quindicina di unità, si sgancia per la prima volta. 
Aru c'è e vuole farlo notare anche agli altri che si riportano immediatamente su di lui. Passa qualche secondo, Froome si riporta persino tra i corridori di testa, ma il toscano dell'Astana ha capito di stare bene.
Altro scatto, stavolta sembra decisivo. Nessuno gli va dietro, rimangono quell'attimo di troppo a pensare, e quei metri sono fondamentali per Fabio.
Manca meno di un chilometro all'arrivo al Santuario di San Miguel de Aralar e Aru inizia a sentire odore di vittoria. E' un'occasione d'oro per lui e non la getta via. Gli altri rimangono lì a guardarsi a vicenda, e solo negli ultimi metri Contador, Rodriguez e Valverde si danno battaglia per gli abbuoni.

Ma al toscano non interessa, lui ha già alzato il suo pugno al cielo, conquistando la sua prima vittoria nella sua prima apparizione alla Vuelta. Non sono tanti i secondi guadagnati su chi lo precede in classifica, ma il morale è sicuramente alle stelle per un trionfo inaspettato davanti ai più forti degli ultimi dieci anni.

Siamo solo alle prime montagne e forse Aru non ripeterà l'impresa di Nibali che vinse la corsa nel 2010, ma sicuramente ce ne farà vedere ancora delle belle, Contador e compagnia sono stati avvisati.

martedì 2 settembre 2014

LaPizza del Mercoledì

E' stato complicato seguire tutto nell'ultimo weekend sportivo, tra l'inizio del campionato di calcio (a breve una mia previsione di come si presentano le squadre nella nuova Serie A) e l'Open d'Italia di golf svoltosi a Torino. Per quello che riguarda il tennis con lo Us Open in pieno svolgimento, ne ho parlato qui con le azzurre Errani e Pennetta arrivate ai quarti.


Si è anche conclusa la prima delle tre settimane della Vuelta a Espana, appuntamento importante per gli appassionati di ciclismo, con tutti i protagonisti subito in evidenza appena la strada ha cominciato a inclinarsi. Molto bene i due uomini Movistar, Valverde e Quintana che si sono scambiati la maglia rossa grazie ai piazzamenti delle prime tappe con arrivo in salita.
Ma gli altri uomini di classifica sono rimasti tutti lì, soprattutto nell'arrivo a La Zubia nella quinta tappa, in cui a trionfare è stato Valverde, e nella tappa che terminava ad Aramòn vinta dal colombiano Anacona con Cunego terzo. Quello più in forma è sembrato Contador, ripresosi molto bene dall'infortunio capitato durante il Tour de France, ma anche Evans, il nostro Aru e Uran non hanno sofferto più di tanto gli scatti del capitano Saxo.
Nella cronometro di oggi era il colombiano Quintana a partire con la maglia di leader, ma quando viaggiava ancora sui tempi di Contador e Valverde, il vincitore dell'ultimo Giro d'Italia è arrivato largo ad un curva e finendo vicino al guard-rail, è caduto perdendo di conseguenza diversi minuti dai diretti avversari per la generale.

A vincere la tappa è stato il solito Tony Martin, alla sua 42esima vittoria in una cronometro, davanti all'acerrimo nemico Cancellara, uscito ancora una volta sconfitto nello scontro diretto tra i due specialisti, ma tra i favoriti per la maglia rossa, il migliore è stato Rigoberto Uran che si è messo tutti dietro da Contador, passato però al comando della generale, a Valverde, Evans e Froome, con l'inglese apparso ancora sottotono e preceduto anche dal suo compagno del team Sky, Kiryenka, ma c'è tutto il tempo per mettersi in mostra. Oltre ad Aru, bene Damiano Caruso, anche lui nei primi 15, e soprattutto De Marchi vincitore nella 7^ tappa in seguito ad una lunga fuga con gli ultimi kilometri percorsi da solo.


Ampia finestra anche sull'Open d'Italia di golf, nel bellissimo campo del circolo di La Mandria a Torino. Purtroppo gli italiani sono rimasti un po' nascosti nelle retrovie, tranne Chicco Molinari che dopo la prima giornata aveva chiuso in testa insieme all'austriaco Wiesberger con un bel giro in 66. Dopo la prestazione di giovedì, il nostro miglior rappresentante non è riuscito a ripetersi perdendo pian piano posizioni e chiudendo il torneo attorno alla ventesima posizione. Questo risultato non permette a Francesco di ottenere una delle tre wild card per partecipare alla Ryder Cup che si svolgerà fra poco più di due settimane.
Alla prestigiosa sfida contro il team Usa parteciperà lo scozzese Gallacher, che con uno splendido ultimo giro che lo ha portato fino alla terza posizione, ha convinto il capitano del team Europe, Paul McGinley, a optare per lui oltre agli inglesi Westwood e Poulter e agli altri classificati per merito di classifica mondiale o della Race To Dubai.
Il trofeo dell'Open d'Italia se lo è aggiudicato Hennie Otto, la sua seconda vittoria nella penisola dopo il successo del 2008 sul percorso del Castello di Tolcinasco. La vittoria è stata maturata soprattutto venerdì con un giro stratosferico in 62 colpi, 10 sotto al par di giornata. Nelle ultime due giornate il sudafricano ha dovuto solo difendere l'enorme vantaggio sugli altri, anche se sia David Howell, che Gallacher e Ramsay hanno messo parecchia pressione sul 38enne di Boksburg.
Indietro Manassero ed Edoardo Molinari che hanno espresso solo a tratti la loro bravura, mentre si sono messi ben in evidenza il giovane amateur Lipparelli, Francesco Laporta che gioca soprattutto nel Sunshine Tour in Sudafrica, e Alessandro Tadini.


Ancora una vittoria per Marquez nel Gran Premio d'Inghilterra valido per il motomondiale. Sono ormai 11 i trionfi per lo spagnolo, già con le mani sul titolo. Bene la Yamaha di Lorenzo, che per lunghi tratti è stato anche davanti al piccolo campioncino della Honda e che ha chiuso la gara a contatto con lui. Benissimo anche il compagno di squadra Valentino Rossi che si è tenuto dietro un ottimo Dovizioso, che ha riportato la Ducati a un passo dal podio, e un deludente Pedrosa. E' l'ennesimo piazzamento per un eterno Valentino che non vuole accontentarsi.
Moto 2 e Moto 3 con gioie e dolori per gli italiani.
Nella classe media vince Rabat su Kallio, con lo spagnolo che con questa 6 vittoria stagionale allunga in classifica sul finlandese. Ancora sfortunato Corsi, nelle prime posizioni finché non è stato buttato giù da Folger, riportando una frattura al braccio. Bene Morbidelli e Pasini, rispettivamente sesto e nono.
Nella Moto 3 ancora nelle retrovie Fenati, che continua così a perdere punti in classifica, soprattutto nei confronti di Rins e Alex Marquez finiti primo e secondo sul traguardo.
Grandissimo il giovane Enea Bastianini che ha dato fastidio fino all'ultimo ai due piloti Honda prima di accontentarsi del terzo posto.


Si è concluso con il sorriso il girone di qualificazione per gli europei di basket, con l'Italia vittoriosa senza problemi sulla Svizzera, e con il primo posto nel mini girone che ha permesso il passaggio alla fase finale.
Subito dopo sono cominciati i mondiali in Spagna in cui gli azzurri non sono presenti, ma con tante sfide avvincenti, come quelle del girone B in cui Croazia, Argentina, Senegal e Filippine, si stanno dando battaglia, con gli asiatici che, nella gara di apertura, hanno costretto i croati a servirsi del supplementare per vincere il match.
Pochi intoppi come da previsione per gli USA, messi in difficoltà solo nel primo tempo contro la Turchia. Dietro il Dream Team tutto da decidere, con la Finlandia che ha avuto la meglio sull'Ucraina, a sua volta vittoriosa su Turchia e Rep. Dominicana.
Qualificazione apertissima nel gruppo D guidato dopo tre giornate dall'Australia, anche se la vittoria del Messico sull'Angola, potrebbe aver spianato la strada agli stessi messicani e a Slovenia e Lituania.
Nel Girone A invece sembra già tutto deciso, con Spagna, Francia, Brasile e Serbia a contendersi i primi 4 posti, con Iran ed Egitto troppo deboli per questi big team.


In corso anche la seconda giornata del mondiale di pallavolo in Polonia, con l'Italvolley che non ha cominciato al meglio facendosi sorprendere dall'Iran che si sta ritagliando un'importante spazio battendo anche gli statunitensi nel secondo incontro del girone. Tutto ancora in bilico, certo, ma gli azzurri sono subito chiamati al riscatto contro la Francia e la risposta è arrivata con la rimonta dai due set di svantaggio, e con un terzo set da brividi chiuso in favore degli azzurri per 25-23. Un 3-2 che strappa un sorriso, ma c'è ancora tanta strada da fare.
Nessun problema dopo la prima apparizione per i padroni di casa polacchi e per i favoriti brasiliani, mentre sorprende la vittoria per 3-2 della Finlandia su Cuba.
Bisogna sicuramente far notare che il girone capitato alla squadra di Berruto è quello più complicato, con Portorico unica squadra che non dovrebbe creare problemi.


Infine il calcio, con la Serie A cominciata molto bene da Milan, Juventus e Roma, con la squadra della capitale, regina anche del calciomercato appena conclusosi, che ha subito impressionato per il bel gioco mostrato contro la Fiorentina, nella gara vinta per 2-0 grazie alle reti di Nainggolan e Gervinho. Ancora qualche problema per il Napoli che in parte riesce a scrollarsi di dosso la delusione per il mancato approdo alla Champions, vincendo a Genova al 95' grazie al gol dell'ultimo arrivato De Guzman, ma la squadra di Benitez ha messo di nuovo in evidenza i limiti visti contro il Bilbao.
Bloccata a Torino l'Inter di Mazzarri, deludente soprattutto per i pochi tiri in porta effettuati, con Icardi mai incisivo e con Osvaldo sprecone nell'unica chiara occasione prodotta da Kovacic e compagni.
Con questa prima giornata, il nuovo ct della Nazionale, Antonio Conte, ha potuto scegliere gli uomini per giocare l'amichevole di lusso contro l'Olanda, e per la prima sfida valida per la qualificazione ai prossimi Europei, contro la Norvegia. La mano dell'ex allenatore della Juve si vede subito con tante novità tra i convocati, come Simone Zaza, Poli, il ritorno di El Sharaawy e Giaccherini, e Florenzi e Padelli.
Esclusi Balotelli, Insigne, Cerci e Cassano.

Ci sono stati anche i sorteggi dei gironi di Champions ed Europa League con Juve e Roma con destino diverso. Più fortunata la Juve che becca l'Atletico Madrid, ma potrà giocarsela sicuramente con Olympiacos e Malmo. Sorte più avversa per la Roma, con un girone di ferro, tra Manchester City, Bayern Monaco e Cska Mosca.
Nella Coppa meno prestigiosa è andata sicuramente bene al Torino che partiva dalla terza fascia, con Copenaghen, Brugges ed Helsinki che non rappresentano un ostacolo durissimo da superare. Gironi più complicati per Napoli e Inter, con i partenopei che dovranno vedersela con Sparta Praga, Young Boys e Bratislava, mentre i il gruppo di Thohir si giocherà la qualificazione alla fase successiva con Dnipro e St. Etienne oltre agli azeri del Qarabag che dovrebbero rappresentare la squadra "materasso".
Situazione intermedia per la Fiorentina, con Paok, Guingamp e Dinamo Minsk che non dovrebbero creare grossi problemi ai viola.


In giro per i maggiori campionati europei, spicca il 4-2 subito dal Real Madrid a favore del Real Sociedad. ne approfittano Barcellona, unica a punteggio pieno dopo 2 giornate, e l'Atletico Madrid. 5-0 imponente del PSG ai danni del Saint Etienne, che sfiderà per l'appunto l'Inter in Europa, ma la squadra di Ibrahimovic, autore di una tripletta, rimane dietro al Bordeaux in testa con 10 punti.
In Germania guida il Bayer Leverkusen, vittorioso nelle prime due giornate, mentre si ferma sul pari l'11 del Bayern ospite sul campo dello Shalke 04. Torna a vincere il Borussia Dortmund anche se con qualche problema in seguito alla pericolosa rimonta da 0-3 a 2-3 dell'Ausburg.
Chelsea imperioso nel 6-3 contro l'Everton, e benissimo anche il Liverpool nel 3-0 in casa del Tottenham. Stop imprevisto del City in casa contro lo Stoke City, mentre non vanno oltre il pari Arsenal e Manchester United. In classifica insieme alla squadra di Mourinho c'è lo Swansea, a punteggio pieno dopo 3 giornate.

Pennetta ed Errani speranze azzurre dello Us Open

Si entra nel vivo degli Us Open, giunti alla seconda settimana non senza sorprese.


Nel torneo femminile sono ancora due le tenniste a rappresentare l'Italia, con Flavia Pennetta e Sara Errani che non hanno espresso il loro miglior tennis, ma hanno approfittato della sorte che le aveva messo di fronte ad avversarie sulla carta battibili, e si sono conquistate, senza nemmeno grossi sforzi, l'accesso ai quarti.

La brindisina adesso sarà chiamata all'impresa, contro l'unica testa di serie della top 10 rimasta, ma la più forte di tutte e padronissima di casa, Serena Williams. La statunitense non ha mai ceduto più di 6 giochi nelle 4 partite giocate, anche se i nomi delle avversarie non erano tanto prestigiosi, come la Kanepi o la Lepchenko. Anche Flavia però, nonostante un gioco non stilisticamente perfetto, e con alti e bassi in ogni match disputato, ha perso un solo set e nella prima partita contro la Goerges.

Molto più abbordabile l'impegno di Sara Errani, che si batterà con la danese Wozniacki, anche se Caroline sta dimostrando una grande tenuta fisica, ottima mobilità e anche tanta caparbietà, come quella messa contro la Sharapova, sconfitta in tre set, ma con un'ultima frazione eseguita in maniera impeccabile.


Se le due ragazze azzurre dovessero passare il turno, si potrebbe davvero sognare una finale storica per il nostro paese, visti anche gli altri due quarti. Non ci sono né la Jankovic, né la Halep e tanto meno la Kerber o la Bouchard.
La canadese è stata l'ultima in ordine di tempo ad abbandonare il torneo, a causa di una grande prestazione della russa Ekaterina Makarova, che non è mai andata oltre un quarto di finale in uno Slam. Genie ha provato a tener botta alla vincitrice del Roland Garros nel doppio, ma ha mostrato un gioco anemico, poco vario, subendo sempre la pressione della russa.

Adesso la Makarova incontrerà Vika Azarenka che si è a sua volta dovuta sbarazzare con tante difficoltà della giovanissima Krunic, recuperando un set di svantaggio. La giovane serba aveva già fatto una vittima eccellente, la numero 3 Kvitova, ma stavolta ha pagato anche un po' di emozione e la crescita di condizione da parte della bielorussa.
L'altro quarto è una totale novità, con la cinese Peng, che ha eliminato in sequenza Radwanska, Vinci e Safarova, opposta ad un'altra ragazza terribile, Belinda Bencic. La 17enne svizzera ha eliminato senza perdere nemmeno un set, sia Angelique Kerber che Jelena Jankovic.


Nel tabellone maschile, orfano di italiani e statunitensi, le teste di serie arrivate agli ottavi sono molte di più, ma non sono mancate anche qui le novità.
Il primo dei magnifici 10 a dire addio per quest'anno al torneo, è stato lo spagnolo Ferrer, arresosi ad un pimpante Simon ai sedicesimi. I successivi sono stati Tsonga e Raonic sconfitti rispettivamente da Murray e 
Nishikori ieri sera negli incontri validi per gli ottavi. Il francese non ha giocato male, ma è uscito perdente in soli 3 set, a causa di uno scozzese cinico nei momenti decisivi, come i finali di ogni set.
Il canadese invece era apparso già in grossa difficoltà nel turno precedente, contro il sorprendente dominicano Estrella, e sconfitto solo attraverso l'uso del tiebreak. Nella sfida con Nishikori, invece, nonostante i due set a uno di vantaggio e dopo un terzo set equilibratissimo, il giapponese non ha più offerto occasioni di break quando era a servizio, (solo una volta Milos è arrivato ad un 30 nel game), e sono bastati due game rubati sul servizio del canadese per decidere la partita a favore di Kei.

I due quarti già completi sono Murray-Djokovic, con il serbo apparso in buona condizione contro il tedesco Kohlschreiber, e Nishikori-Wawrinka, con lo svizzero che ha spento i sogni di gloria del penultimo spagnolo rimasto in gara, il 32enne Tommy Robredo che al secondo turno aveva vinto in 5 set contro il nostro Bolelli.
Adesso le speranze degli spagnoli, privi di Rafa Nadal, sono tutte riversate su Bautista, ma il numero 17 del seeding dovrà prima battere Federer per accedere ai quarti.
Le altre due teste di serie attese insieme allo svizzero, sono certamente Dimitrov e Berdych, ma i loro match non saranno altrettanto facili. Il bulgaro se la vedrà con l'eccentrico Monfils, vittorioso nel derby francese con Gasquet, mentre il ceco avrà difronte il 20enne Thiem, l'altra grande sorpresa del torneo, trionfante su Gulbis e Feliciano Lopez, con questo ultimo battuto agevolmente in tre set.

Ci tocca aspettare ancora qualche giorno per sapere se sarà lo US Open dei giovani o quello dei campioni affermati.